Mazzarri: «Solo a giugno parleremo del mio futuro»

Mazzarri

C’è un tempo per tutto e non tutti i rinnovi sono uguali. Nel giorno della firma di Palacio, e con altri prolungamenti all’orizzonte, Walter Mazzarri benedice certe firme e preferisce congelare la sua. Non significa metterla in dubbio, ma rispettare certi tempi e subordinarla a certe identità di vedute che devono essere reciproche: del resto l’autografo già messo lo scorso maggio, che vale fino al 2015, non imporrebbe di parlarne già fra due-tre mesi e però a fine stagione sarà tempo anche di questo, e non solo. Date, ruolo, margini di manovra: «A giugno il quadro sarà più definito e dunque anche io sarò, noi saremo, più chiari su tutto. E pure il mio contratto, con l’ipotesi di prolungarlo subito, sarà oggetto di valutazione. Fossi in Thohir mi confermerei? Anche questo ve lo dirò alla fine dell’anno». Quello che Mazzarri dice già adesso, è che si sentirebbe pronto ad allargare il suo raggio d’azione, dunque ad un ruolo da allenatore manager: «Non sono certo io a propormi, ma se mi viene chiesto rispondo che sì, penso di essere in grado».

Chilometri più che gol Giugno sarà tempo di risposte anche a proposito di contratti che stanno per scadere: «La valutazione definitiva di questo gruppo ci sarà solo a fine campionato e se sarò io l’allenatore informerò il club sulle mie idee». Che a proposito di Kovacic sono già chiare: «Avrei dovuto pensare solo alla valorizzazione di un giovane, alle esigenze anche di classifica di un club che da sempre lotta per il vertice oppure a entrambe le cose? Io credo che, per come lo sto utilizzando, Kovacic stia crescendo nel modo giusto, anche considerando le aspettative che l’Inter deve sempre rispettare». Quanto al contratto di Palacio, quello non era in scadenza a giugno e però ben venga il prolungamento già a marzo, dice il tecnico, «perché il giocatore che lo ottiene riceve una garanzia a proposito della continuità del suo lavoro, dunque stimoli e benefici. Rodrigo lo meritava non solo per quanto segna, ma per i chilometri che corre per la squadra: il segreto di un gruppo sarebbe pensare tutti in questo modo».

A Verona come all’Olimpico Un buon segreto è stato, dopo la sconfitta con la Juve, «far sì che scattasse una molla. Capii che anche ai giocatori non era andato giù come avevamo preso il secondo e il terzo gol: li guardai negli occhi, gli feci capire che la partita sarebbe potuta finire in un altro modo. Da allora, chi vuol giocare sa di dover curare la fase difensiva con particolare attenzione. Che non vuol dire rinunciare a qualcosa, perché ci si può difendere in diversi modi: aspettando gli avversari, oppure andandoli a prendere come abbiamo fatto contro il Torino». Un segreto potrà essere un’altra gara positiva di Hernanes («Non è ancora al top, ma grazie alla sua esperienza e al suo spessore tecnico dà forza e coraggio anche agli altri») e sarà «non pensare ad un Verona che abbia cambiato atteggiamento per il fatto di aver ceduto Jorginho. Hanno perso qualche punto anche giocando bene come prima. Andrà affrontata come la Roma all’Olimpico».

Non cambio squadra E poi un suo segreto, dice Mazzarri, può essere, ed è quello che farà anche stasera, «non cambiare una squadra che vince: rendere chiaro un principio, ovvero che giocare bene e contribuire ad un buon risultato è garanzia di una conferma per la gara successiva, aiuta a stimolare e a tenere tutti sulla corda. Per me è così dall’inizio della stagione ed è così tanto più adesso». E poi a giugno si vedrà.