Mazzarri silurato, Inter a Mancini

Roberto_Mancini

C’è sempre una prima volta e i record sono fatti per essere battuti. Walter Mazzarri, dopo 12 anni consecutivi di serie A, è stato esonerato. Lascia l’Inter al nono posto: 4 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte con passaggio del girone in Europa League praticamente fatto. Il lavoro non ha pagato. Il mondo Inter è esploso di gioia per il ritorno di Roberto Mancini (nei giorni scorsi aveva fatto intendere di essere vicino al rientro) che ha dato subito un forte segnale di discontinuità con il predecessore affidando a Twitter la gioia per il bis: «Una nuova stimolante sfida, sono contento di riabbracciare i tifosi nerazzurri. A domani #forzainter». Contratto fino al 2017, 2,7 milioni fino a giugno e poi 4 milioni di euro più bonus. Oggi alle 14 conferenza stampa e il primo allenamento in vista del derby, improvvisamente riaccesosi di entusiasmo (secondo Vieri, Inzaghi si augurava che Mazzarri non fosse cacciato in questi giorni). L’addio era nell’aria da lunedì, dall’incontro tra Moratti e Thohir che sembrava aver prodotto un rinvio della decisione, ma la protesta montante sui social network, la disaffezione dei tifosi che disertano lo stadio, le dichiarazioni di Mazzarri – interpretate spesso con ilare accanimento – il timore che l’Europa League potesse evaporare, il gioco a sprazzi, hanno spinto il tycoon indonesiano al suo primo grande passo.

Il comunicato è in perfetto stile «presidente italiano»: «È stato difficile sollevare dall’incarico Walter Mazzarri perché ha sempre sostenuto le scelte del club, lavorando instancabilmente e con grande altruismo. Ma il nostro obiettivo è quello di riportare l’Inter ad essere uno dei top club d’Europa, sono felice di dare il bentornato a Roberto Mancini. La sua carriera all’Inter come altrove, parla per lui». Un tecnico dal profilo internazionale, anglofono, capace di districarsi in quel covo di serpi che è Appiano Gentile, amato dai tifosi per i 7 trofei conquistati alla guida della Beneamata, e sostenitore della difesa a 4. È la persona giusta per il salto di qualità, secondo Thohir che non ha voluto incartarsi e agonizzare in traghettatori come Vecchi o Zenga, il grande deluso insieme a Mihajilovic. L’uomo ragno ci è rimasto male: «Ero lì in “corsa”, il mio sogno vicino. Peccato forse in un’altra vita», ha twittato.

A dare la prima ufficialità all’esonero di Mazzarri (euforica e spesso scorretta la reazione dei tifosi, giusto per sottolineare lo scollamento con il loro condottiero), è stato Moratti: «Mi dispiace per Mazzarri, ma sono felice per Mancini. È quello che ci voleva. La decisione è di Thohir». Sarà, ma intanto si è levato la soddisfazione di annunciare il divorzio dopo aver masticato amaro per non essere stato ascoltato a giugno quando premeva per il licenziamento. Ha risposto con lo smacco allo smacco del dipendente Mazzarri che poche settimane fa ignorò pubblicamente le sue critiche. Il cambio in panchina sembrava impossibile per le esangui casse interiste, ma il magnate indonesiano ci ha insegnato che spende se si convince che è necessario. A gennaio 2014 trovò 20 milioni per Hernanes, a novembre ha tirato fuori 19,5 milioni per tenere a casa Mazzarri e il suo staff, oltre a quelli che dovrà versare al nuovo allenatore. Nella notte tra giovedì e venerdì la svolta: a Roma il Ceo Bolingbroke e il dg Fassone hanno convinto Mancini a dire sì, intorno a mezzanotte è partita la telefonata al tecnico toscano che ieri mattina aveva già fatto le valigie. Dopo 17 mesi vissuti pericolosamente tra Moratti che «non gli disse che avrebbe venduto nel giro di due mesi», vecchie glorie argentine e giocatori compatibili con il fair play finanziario, ha salutato e ringraziato la squadra, ha lasciato la Pinetina da un’uscita secondaria e si è rifugiato a San Vincenzo. A un anno di distanza dal suo acquisto, è nata la vera Inter di Thohir.

IL TEMPO