Maxi sequestro per Mafia Capitale Scarcerato Mancini Fiscon ai domiciliari

Mafia Capitale

L’impianto dell’accusa regge ma l’inchiesta su Mafia capitale incontra un primo ostacolo, perché per Riccardo Mancini, l’ex ad di Eur spa, secondo la procura organico all’associazione mafiosa di Massimo Carminati & co, ieri si sono aperte le porte del carcere. Il Tribunale del Riesame, che ha invece confermato le accuse per Salvatore Buzzi, braccio destro del Nero, ha annullato la misura cautelare in carcere per l’uomo vicino all’ex sindaco Gianni Alemanno. Ma intanto le indagini vanno avanti: su richiesta dei pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli, il Gico della Guardia di finanza, ha sequestrato beni per 100 milioni di euro a Cristiano Guarnera, l’imprenditore che prestava le sue aziende al clan romano. Che si tratti di mafia non hanno dubbi né il ministro dell’Interno Alfano («la configurazione del 416bis è fondata») né il presidente del Senato Grasso («il ”mondo di mezzo” è mafia»).
I SEQUESTRI
Sei società, 178 immobili, due terreni, uno yacht e dieci veicoli tra auto e moto. Alcuni degli immobili di Cristiano Guarnera, sequestrati su decreto della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma, erano stati utilizzati dal Comune di Roma per arginare l’emergenza abitativa attraverso le coop guidate da Buzzi. Uno dei tanti business di mafia capitale. Sono gli appartamenti di via Selva Candida, gestiti dalla coop di Buzzi e destinati a ospitare i senza tetto. Scrivono i giudici della sezione misure di prevenzione del Tribunale: «I dialoghi monitorati hanno consentito di evidenziare contatti tra l’imprenditore, Carminati, Brugia Buzzi, Sandro Coltellacci dai quali è emerso come Guarnera abbia locato 14 appartamenti in via Selva Candida 197 al Comune di Roma, per il piano emergenza abitativa, con conseguente vantaggio di essere riuscito a inserirsi nel circuito illecito degli appalti pubblici gestito dal sodalizio attraverso le cooperative di Buzzi». Guarnera «colluso, partecipe dell’associazione, mediante messa a disposizione delle proprie imprese e attività economiche nel settore dell’edilizia per la gestione di appalti, opere e servizi, conseguiti dalla consorteria con metodo corruttivo, non si è fatto scrupolo a fruire dei vantaggi derivanti dall’appartenenza e dalla carica intimidatoria». Le intercettazioni sono chiare: «Io qui a Roma… non me può toccare manco Gesù Cristo, io qui a Roma sono diventato intoccabile», diceva al telefono. Ed è proprio grazie a Carminati che l’imprenditore avrebbe ottenuto in soli tre giorni una concessione edilizia per costruire, con la ”Verdepamphili”, ottanta appartamenti a Monteverde: «Voglio fà na maniera che famo guadagnà lui coi soldi sua e noi guadagnamo coi soldi suoi senza caccià na’ lira», diceva Carminati, proprio in relazione al progetto del cantiere. E per convincere l’imprenditore a entrare nel business gli diceva: «Fabrizio (Testa ndr)è uno dei collaboratori di Alemanno e gli dice: ”Senti a me la dai sta cosa” e il sindaco subito chiama il capo dipartimento».
IL RIESAME
Bisognerà attendere le motivazioni per capire cosa non abbia convinto il collegio presieduto da Bruno Azzolini ad annullare il provvedimento nei confronti dell’ex ad dell’Eur Mancini «pubblico ufficiale a disposizione dell’associazione» alla quale, per la procura e, in base alle intercettazioni, avrebbe fornito dal 2008 al 2013 un contributo stabile per l’aggiudicazione degli appalti e lo sblocco dei pagamenti grazie ai suoi rapporti con l’amministrazione. E il Tribunale del Riesame non ha riconosciuto neppure la contestazione dell’aggravante mafiosa contestata all’ex ad Ama Giovanni Fiscon, accusato di corruzione e turbativa d’asta. L’ex manager, sulla cui nomina Carminati e i suoi discutono a lungo esultando quando va in porto, ieri, ha ottenuto gli arresti domiciliari. Il collegio, che ha confermato la custodia in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso per Giovanni De Carlo e altri dieci, ha invece annullato la misura anche per Patrizia Caracuzzi, segretaria dell’ex ad di Ama, Franco Panzironi.

Il Messaggero