Mauri carica la Lazio «Mai stati così forti»

LAZIO VERONA

Ci crede lui, ci credono tutti. Eccome. Stefano Mauri, capitano della Lazio, sogna il ritorno in Champions dopo la fugace apparizione del 2007. Un girone chiuso al quarto posto nonostante il pari casalingo con il Real Madrid. L’ultima sfida al Santiago Bernabeu è datata 11 dicembre di quell’anno (finì 3-1 per gli spagnoli, naturalmente), poi solo tentativi malriusciti di rigiocare la coppa dalle grandi orecchie anche per colpa dell’odiosa Udinese capace di strappare il posto in paradiso ai biancocelesti per ben due volte. Tant’è, Mauri, capitano della giovane Lazio di Pioli, si fa portavoce del sentimento più diffuso a Formello: mantenere il profilo basso per non perdere quell’umiltà che già è costata cara a Empoli e Cesena dove arrivarono due sconfitte inattese proprio per aver sottovalutato l’avversario credendosi troppo forti.

Ma il dato di partenza è la convinzione che sta maturando all’interno del gruppo per poter arrivare all’agognato traguardo. «Questa Lazio è la più forte in cui abbia mai giocato, ci sono tanti giocatori di classe ed è più facile fare gol», spiega il capitano dalle frequenze di LSR. Il momento è particolare, la voglia di continuare a sognare più grande di quei difetti strutturali che i biancocelesti hanno come tutte le squadre in lotta per i posti Champions. Mauri ammette: «È importante l’autostima e noi siamo consapevoli della nostra forza ma sappiamo anche che bisogna restare umili. I ragazzi si esaltano facilmente, noi con maggior esperienza dobbiamo tenerli con i piedi per terra». E subito arriva il richiamo al gruppo a non distrarsi: «Quando dobbiamo affrontare – spiega il numero sei biancoceleste – le squadre di metà classifica facciamo molta fatica. Torino è una tappa importante per la nostra scalata». C’è spazio anche per il giovane Cataldi che l’altra sera ha potuto indossare per dieci minuti la fascia da capitano: «È un premio che abbiamo deciso di fargli, Danilo è molto legato a questi colori». Non sta benissimo, dovrebbe farcela per lunedì ma il problema al piede non è ancora risolto: «Sento ancora dolore durante la partita, ho una microfrattura al mignolo del piede ma stringo i denti (pronto Keita, nel caso di forfait, ndr)».

Il finale è dedicato al suo futuro. La stretta di mano con il presidente Lotito della scorsa estate vale più di ogni contratto scritto. Il suo scade a giugno ma l’accordo verbale era che sarebbe stato rinnovato per altre due stagioni, fino al 2017, se Mauri avesse confermato le sue qualità. Venti partite e otto gol (record in carriera) sono un bottino sufficiente per rendere effettiva la conferma di Mauri. Poi tra due anni deciderà che cosa fare da grande: «Non ci ho ancora pensato, deciderò più in là, mi piacerebbe fare sia l’allenatore sia il direttore sportivo». Idee poco chiare su questo argomento il contrario di quanto accade sul campo di gioco. Pioli lo sa bene e non rinuncia mai al talismano Mauri.

IL TEMPO