Matteo Renzi in Iran, l’omaggio di Hassan Rohani: “Italia torni primo partner Ue”

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Hassan Rohani lo aspetta nel cortile della residenza, gesto d’attenzione inusuale nell’accoglienza dei capi di governo. L’ayatollah Khamenei si intrattiene a parlare di Manzoni e della provvidenza. Matteo Renzi arriva in Iran e viene accolto con i massimi onori dai vertici della Repubblica sciita. Riconoscimenti che confermano nel premier la convinzione che davanti al “passaggio storico” della fine delle sanzioni “l’Italia ha le carte in regola” per giocare un ruolo economico strategico in un paese che torna ad aprirsi ai mercati.

Una missione lampo quella di Renzi con un occhio puntato all’Italia e alla “giornata storica” sulle riforme che dà il via ad una battaglia sul referendum che il premier è convinto di vincere. Ai sondaggi che danno il Pd in calo dopo l’inchiesta petrolio il premier non guarda, “prima delle europee, dove abbiamo preso il 41, ci davano al 28”. Se sulle riforme il premier vanta la sua discontinuità con il passato, in politica estera rivendica la continuità con il passato. “È la prima visita di un leader occidentale da molto tempo – evidenzia – e credo che l’ultima si stata di Romano Prodi, segnando un ruolo dell’Italia in Iran già significativo prima della rivoluzione con Moro e Andreotti senza dimenticare l’atteggiamento di Enrico Mattei”. D’altra parte Rohani considera l’Italia “un partner prezioso” e auspica che “torni a svolgere il ruolo di primo partner europeo come lo era prima delle sanzioni”.

I 36 accordi, firmati tra la visita a Roma e quella di oggi, valgono contratti da oltre 20 miliardi e se l’Eni valuta “con molta prudenza” nuovi contratti visto il prezzo basso del greggio, Ferrovie porta a casa un contratto di oltre 3 miliardi in dieci anni per realizzare l’Alta Velocità. “Una missione ai massimi livelli – sottolinea Renzi – ci carica di responsabilità, l’Italia troppo spesso non si valorizza a sufficienza ma è una grande potenza”. Ma né Renzi né Rohani nascondono che per lo sviluppo di intese economiche tra i due paesi pesa come un macigno il problema delle banche iraniane e delle linee di credito da aprire tra i due paesi. “Servono passi più veloci per la riapertura dei crediti valutari – ammette il presidente dell’Iran – dopo la fine delle sanzioni, ci sono ancora troppi effetti psicologici che rallentano la cooperazione tra le banche”. Per agevolare lo scioglimento dei nodi bancari si sono attivate Cdp e Sace così come per il recupero di crediti pregressi.

Ma come in ogni missione internazionale, il premier valorizza anche l’aspetto culturale nonchè il valore geopolitico delle relazioni tra paesi. E con l’Iran Renzi e Rohani usano parole identiche nella lotta al terrore dell’Is. “In Europa e nel mondo – dice il leader Pd annunciando una ‘verifica delle regole Ue’ sull’intensione dell’Austria di costruire un muro al Brennero – c’è chi confonde la fede nell’islam con il terrorismo e la violenza, è un grave errore che va combattuto a livello culturale”. L’Islam – gli fa eco Rohani – non c’entra niente con il terrorismo che rappresenta pace, amore, amicizia e convivenza reciproca”.

L’Huffington Post