Mattarella, l’appello di Renzi

MATTEO RENZI

ROMA Poiché il momento è solenne, Matteo Renzi sia affida a toni ed espressioni da politica dei tempi andati: «Su Sergio Mattarella auspico si determini la più ampia convergenza possibile per il bene comune dell’Italia». Un appello in giacca e cravatta che arriva alle sei della sera, quando la terza votazione è ormai conclusa (fumata nera, come da copione), e i grandi elettori iniziano ad abbandonare Montecitorio. Tutti a cena e poi a letto presto, sabato è il grande giorno, ci vuole la mente lucida.
Chi probabilmente a letto presto non ci va sono gli alfaniani e i berlusconiani. Messi all’angolo dall’offensiva di Renzi, consumano la grande vigilia fra riunioni a ciclo continuo, incertezze, improvvise accelerate e repentine frenate. Al mattino Forza Italia pare perfino intenzionata a disertare l’aula della Camera in occasione della votazione decisiva. Ndc e Udc esauriscono energie nel tentativo di capire se sia meglio tenere le distanze da Mattarella votando scheda bianca o convergere, alla fine, sul nome imposto dal Pd.
L’APPELLO A RISCHIESTA
L’appello serale di Renzi è in qualche modo il frutto dei tormenti del centrodestra. E’ lo stesso Alfano, in un colloquio pomeridiano a Palazzo Chigi, a chiederglielo pur di avere una base di appoggio per motivare un eventuale cambio di linea. Il premier scrive così: «Siamo di fronte alla concreta possibilità che una personalità autorevole e stimata da tutti diventi il presidente della Repubblica con un voto ampio di settori della maggioranza e dell’opposizione parlamentare. Non è una questione che riguarda un solo partito, ma interpella tutti, senza distinzioni». Può bastare?
A undici senatori di Area Popolare basta. Mentre Alfano e Casini ancora si arrovellano, loro escono allo scoperto: «Dopo l’appello di Renzi auspichiamo un voto convinto e compatto a sostegno di Mattarella». Fra loro c’è pure Ulisse Di Giacomo, il senatore molisano che ha sostituito Berlusconi dopo l’allontanamento forzato da Palazzo Madama. Ma è solo un dettaglio. Quel che conta è che il fronte del «centrodestra di governo» non è compatto. E costringe anche Forza Italia a ripensare le proprie strategie.
Berlusconi non c’è, al mattino è a Cesano Boscone per assolvere i doveri da condannato, il pomeriggio ad Arcore. I suoi vanno in ordine sparso. C’è chi insiste per tenere gli azzurri lontani dall’aula per la quarta votazione. Raffaele Fitto è sarcastico: «Sarebbe un autogol. L’ennesimo». La confusione è grande sotto le volte di Montecitorio. Alfano e il Cavaliere si sentono per telefono, l’idea di adottare una strategia condivisa vacilla. «Domattina» dicono Udc e Ncd «riuniremo i nostri grandi elettori per la decisione finale». Ma il voto per Mattarella viene dato per certo.
LE VOLPI IN PELLICCERIA
Da Arcore, Berlusconi parla con mezzo mondo. Toti fa il giro delle tv per dire che «il presidente non è certo di buon umore», che «Renzi ha violato gli accordi». Brunetta si scaglia contro il premier rievocando le ironie di Craxi su Andreotti: «Le volpi alla fine finiscono in pellicceria». Ma l’idea dell’aventino col passar delle ore viene abbandonata. Forza Italia sarà in aula e voterà scheda bianca. E non è escluso che qualcuno scriva Mattarella.
Intanto, stancamente, l’aula assiste allo scrutinio della seconda e della terza votazione. Senza novità. I grillini seguitano a votare Imposimato, quelli di Sel Luciana Castellina, Lega e Fdi Vittorio Feltri. I goliardi si sbizzarriscono, arrivano pure due voti per Francesco Guccini, uno per l’ex calciatore Bettega. Un gruppo interpartito di sette siciliani scrive sulla scheda il nome di Gualdani. Dicono che sia un «avvertimento», non si capisce a chi. Ma la ricreazione è finita. Alla quarta votazione non si scherza.

IL MESSAGGERO