Mattarella e la deportazione degli ebrei romani : “Antisemitismo c’è ma abbiamo anticorpi forti”

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“L’antisemitismo c’è ma abbiamo anticorpi forti”. Queste le parole che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato al ghetto di Roma dove è andato a deporre una corona di fiori nel giorno del 73esimo anniversario del rastrellamento nazista del 16 ottobre 1943 quando, durante l’occupazione delle truppe tedesche della capitale, oltre 1.000 ebrei romani furono presi e deportati nel campo di concentramento di Auschwitz. Soltanto 16 di loro sopravvissero allo sterminio (15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino morta nel 2000). Con la scomparsa di Enzo Camerino il 2 dicembre 2014 e di Settimio Piattelli il 28 agosto di quest’anno, il solo Lello Di Segni è ancora in vita tra i sopravvissuti.

La Shoah è “una pagina nera della nostra storia, triste. La ferita non scompare naturalmente”, ha detto Mattarella dopo aver visitato la mostra “16 ottobre 1943 – La Razzia degli Ebrei di Roma” realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah presso la Casina dei Vallati di via Portico d’Ottavia

Il fenomeno dell’antisemitismo, ha aggiunto il presidente della Repubblica, “purtroppo lo vediamo ancora in tante parti del mondo, in Europa e fuori. Credo che ci siano anticorpi sufficientemente forti, ma va sempre mantenuta con forza una vigilanza su questi fenomeni”. Questa mostra – ha concluso il capo dello Stato – “è significativa, tiene in maniera particolarmente viva il ricordo di quanto avvenuto, lo manifesta. E quindi è davvero istruttivo visitarla. È Un omaggio che va fatto ai nostri concittadini che furono rapiti, sottratti alla vita e assassinati”.

Alla commemorazione erano presenti il presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, il presidente della Fondazione museo della Shoah, Mario Venezia.

I primi a visitare l’esposizione, composta da documenti unici provenienti in gran parte dai discendenti dei cittadini deportati, sono stati questa mattina il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Oltre alla presidente della Comunità Ebraica romana, a fare gli onori di casa c’era anche Lello Di Segni, l’ultimo in vita dei sopravvissuti alla deportazione degli ebrei romani. “La presenza del Presidente Mattarella – ha sottolineato Dureghello – ha una grande importanza” perché è fondamentale “testimoniare in questo luogo simbolo la necessità di una memoria che deve perpetrarsi”.

Per il governatore Zingaretti “non dobbiamo dimenticare, per le vittime ma anche per ricordare che il mostro del razzismo è ancora vivo”. “Questo – ha sottolineato il vicepresidente Di Maio – è uno degli eventi che ci racconta a che punto può arrivare la malvagità umana. Senza memoria non riusciremo a costruire un futuro tutti quanti insieme. Questa iniziativa – ha concluso – ci ricorda quella che può essere la pericolosità nella storia di una società non unita e di una comunità internazionale che non osserva e non lavora per la pace”.

La Repubblica