Mattarella consegna le onorificenze al merito a 18 cittadini

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Monica Graziana Contrafatto, caporal maggiore rimasta invalida per mettere in salvo i suoi commilitoni durante un attacco alla base italiana in Afghanistan. Suor Michela Marchetti, una vita spesa a favore delle donne e dei bambini in difficoltà.

Benito Ermes Beltrame, maestro elementare che a 92 anni insegna l’italiano ad una ventina di giovani extracomunitari, sbarcati in Sicilia ad aprile e trasferiti in Friuli. Daniele Marannano, che ha lanciato una «App» per aiutare le persone a trovare, tramite geolocalizzazione, i negozi pizzo-free. Storie di coraggio ma più spesso di cittadini che scelgono di servire il proprio Paese mettendo le proprie capacità a disposizione dei connazionali e non solo, testimoniando così i valori civici semplicemente con l’impegno nell’ordinaria quotidianità e sui quali proprio per questo difficilmente si accendono i riflettori della cronaca. Oggi salgono alla ribalta grazie alla decisione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che a 18 di queste persone, italiane e straniere, ha deciso di concedere ‘motu propriò le onorificenze al Merito della Repubblica Italiana. Una decisione che intende premiare l’impegno nel volontariato, nell’integrazione, nella legalità, nel soccorso e nell’assistenza ai migranti, a favore dell’inclusione della disabilità, nella promozione della cittadinanza attiva, nel contrasto ai fenomeni di violenza. Nove donne e altrettanti uomini, in 11 casi insigniti del titolo di Ufficiale, in 4 di Cavaliere, in 3 di Commendatore.

Uno di quei gesti simbolici con i quali il Capo dello Stato, ancor prima che con le parole, intende offrire la cifra del proprio mandato e della maniera con cui intende interpretarlo ed esercitarlo. Basti ricordare la visita alle Fosse Ardeatine immediatamente successiva alla sua elezione al Quirinale e tante altre azioni finalizzate a creare vicinanza tra le Istituzioni e i valori che rappresentano e i cittadini, come ad esempio da ultimo l’apertura dei giardini del Quirinale giovedì scorso per un gruppo di ipovedenti. Scelte che intendono anche dar voce a «tanti italiani» che «nel silenzio continuano a credere nel proprio Paese e agiscono di conseguenza», come scrisse al Presidente della Repubblica Antonio Silvio Calò, uno dei 18 destinatari dell’onorificenza, professore di storia e filosofia al liceo classico «Antonio Canova» di Treviso, che ha aperto la propria casa, dove vive con la moglie e i quattro figli, a sei giovani profughi di Nigeria e Gambia. Può essere una di quelle «storie di donne e di uomini, con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose», che Mattarella evocò nel suo discorso di giuramento di fronte al Parlamento riunito in seduta comune, che «raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale. Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità e di pace».

Del resto a volte basta «soltanto qualche piccolo sforzo», come ha ricordato più recentemente sempre il Capo dello Stato in occasione della Festa conclusiva del centro estivo per disabili organizzato nella Tenuta di Castelporziano. «Non è così difficile abbattere le barriere architettoniche. Forse le barriere più difficili da abbattere sono quelle della nostra mentalità, della mentalità di tante persone. Queste barriere sono l’inerzia, la pigrizia nel non volersi fare carico, nel non volere affrontare problemi e non volersi decidere ad aprire, ad accogliere», sottolineò sempre in quella circostanza. Sicuramente le barriere burocratiche non resero inerte Sobuj Khalifa, cittadino del Bangladesh, quando il 12 maggio scorso non esitò a gettarsi nel Tevere per salvare una donna caduta in acqua all’altezza dell’Isola Tiberina, benché sprovvisto del permesso di soggiorno e quindi consapevole di poter essere espulso dal territorio nazionale. Oggi, dopo aver ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari, diventa Cavaliere della Repubblica. La storia di un immigrato, come i tanti salvati dal Tenente di Vascello Catia Pellegrino, prima donna comandante di una nave militare, alla guida del pattugliatore Libra nell’ambito della missione ‘Mare Nostrum’. Per lei il titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica, come per Regina Egle Liotta Catrambone, fondatrice insieme al marito Christopher di Migrant offshore aid station, una Ong con sede a Malta che, con una nave da spedizione, droni, gommoni e una squadra di soccorritori (incluso personale sanitario) localizza e assiste i migranti in difficoltà nel Mediterraneo.

C’è poi chi come Alganesc Fessaha, cittadina di origine eritrea, presidente dell’Ong Gandhi, si impegna nella lotta al traffico degli esseri umani. O chi come Stefano Marongiu, infermiere presso l’azienda Asl 8 di Cagliari, in occasione dell’emergenza Ebola non ha esitato a partecipare alla missione di Emergency in Sierra Leone dove ha contratto il virus. Esempi di altruismo come quelli offerti da Raffaele Martino Kostner, una delle figure più note e stimate del soccorso alpino a livello internazionale; da Luciana Tredici Marazzi, che durante l’occupazione tedesca di Roma, insieme alla sua famiglia, nascose e salvò una famiglia di ebrei e un dirigente partigiano. Insegnante di lettere fino all’età di 70 anni, ha sostenuto gratuitamente, in orario extrascolastico, ragazzi disabili e con problemi di apprendimento. Quindi, una volta in pensione, si è dedicata al volontariato, in particolare all’insegnamento dell’italiano agli immigrati.

Il Messaggero