Marò, ricorso accolto. «Tornino in Italia»

MARO': GOVERNO DICE NO A RITIRO MISSIONI ANTIPIRATERIA

ROMA Ancora un rinvio, stavolta di quattro settimane. Solo allora si saprà se e come Massimiliano Latorre e Salvatore Girone andranno a processo in India. Ieri la Corte Suprema di Nuova Delhi ha giudicato legittimo il ricorso dei nostri due fucilieri di Marina contro l’impiego della National Investigation Agency (NIA), l’FBI indiana, nelle indagini sull’uccisione dei due marinai del Kerala scambiati per pirati per essersi troppo avvicinati alla nave “Enrica Lexie” il 15 febbraio 2012. Dopo quasi due anni e due mesi, non c’è ancora la formalizzazione di un capo d’accusa. La decisione di ieri di fatto lascia la vicenda in un limbo.

LO SLITTAMENTO
E sposta di un mese il rifiuto formale della giurisdizione indiana e la procedura per l’arbitrato internazionale. «La posizione del governo – spiega Palazzo Chigi – resta immutata nel rivendicare con forza la giurisdizione italiana sulla vicenda e nel chiedere l’immediato ritorno dei nostri militari in Italia». Il governo punta quindi sul ritorno di Latorre e Girone e sull’arbitrato, per dire l’ultima parola sul contenzioso tra Roma e Nuova Delhi. Il timore italiano è quello di avallare, dando battaglia nelle aule di giustizia, la legittimità della giurisdizione indiana. Per questo il comunicato della presidenza del Consiglio inizia ricordando che l’istanza contro la NIA era stata presentata non dai legali dell’Ambasciata d’Italia per conto del governo, ma «dai due fucilieri Latorre e Girone», individui singoli. Gli avvocati dei marò, in piena sintonia con il governo, avevano già ottenuto dalla Corte Suprema, dopo un lungo braccio di ferro con l’esecutivo indiano diviso al suo interno tra falchi e colombe, che non si potesse applicare il Sua Act, la legge anti-terrorismo e anti-pirateria che prevede la pena capitale. Ieri la più alta magistratura indiana ha accolto il principio che caduta la legittimità del Sua Act (i fucilieri di Marina erano in servizio anti-pirateria, paradossale considerarli terroristi o pirati), cade anche la competenza della NIA. Risultato: tra un mese la Corte Suprema potrebbe far ripartire le indagini da zero (la NIA negli ultimi mesi le aveva concluse ma non depositate) e affidarle agli investigatori della polizia, non più all’anti-terrorismo.

LA LINEA ITALIANA
«In questa vicenda – spiega l’inviato speciale del governo per i marò, Staffan de Mistura – abbiamo avuto troppi alti e bassi e non voglio ancora commentare la decisione della Corte Suprema: dobbiamo reagire con glacialità, ma spero con efficacia». Anche la parte glaciale di De Mistura, di origine svedese, è stata però messa a dura prova in questi mesi e anni. «Aspetto di vedere i dettagli – aggiunge -, stiamo ancora analizzando la situazione. La nostra linea è chiara: noi puntiamo esclusivamente sulla internazionalizzazione».

Si dice invece soddisfatto l’avvocato indiano dei marò, Mukul Rohatgi: «Abbiamo bloccato la presentazione dei capi d’accusa da parte della polizia anti-terrorismo NIA». Per il sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano, l’accoglimento dell’istanza di Latorre e Girone «è un primo importante passo che testimonia inequivocabilmente come i due marò fossero in servizio come organi dello Stato e stessero svolgendo attività anti-pirateria». Dovrebbero perciò godere di immunità funzionale ed essere semmai giudicati in Italia. Sulla vicenda pesa la politica, sia l’India sia l’Italia sono alla vigilia di elezioni.

E se Giorgia Meloni invita a non abbassare la guardia, i deputati del M5S nella Commissione Esteri invitano il Pd a «non pensare di farsi pubblicità sulle spalle dei nostri fucilieri visto che la prossima udienza è stata fissata fra quattro settimane, nel pieno della campagna per le europee».

IL MESSAGGERO