Marò, l’India: «L’Italia accetti la nostra giustizia»

MARO'

ROMA Matteo Renzi a Narendra Modi: «Sui marò auspico una soluzione rapida e positiva». Modi a Renzi: «L’Italia accetti il cammino della giustizia indiana che è libera, giusta e indipendente». È un dialogo tra sordi e tuttavia è un inizio di dialogo diretto tra i leader quello che corre sul filo tra Roma e Nuova Delhi nella telefonata di ieri, chiesta da Renzi, tra i capi di governo italiano e indiano. Renzi e Modi, trionfatore delle recenti elezioni indiane, parlano (riferisce Palazzo Chigi) di «un rilancio dei rapporti bilaterali tra le due democrazie, sia per quanto riguarda gli scambi, sia per la cooperazione internazionale, e nel quadro dell’Unione Europea» che Renzi attualmente presiede (uno dei temi in discussione è il negoziato sull’accordo di libero scambio Ue-India). Ma affrontano anche il caso dei marò che da due anni e mezzo aspettano la formalizzazione dell’accusa, prigionieri in India per quanto in libertà vigilata nella nostra ambasciata, per aver ucciso mentre erano in servizio anti-pirateria sulla “Enrica Lexie” nell’Oceano Indiano due pescatori scambiati per pirati. 
LA TELEFONATA
L’Italia respinge il processo in India, rivendica la giurisdizione italiana perché Massimiliano Latorre e Salvatore Girone indossavano l’uniforme, erano coperti dall’immunità di funzione, operavano su una nave battente bandiera italiana e non erano in acque territoriali ma nella zona “contigua”. C’è un tribunale speciale a Nuova Delhi che li giudicherà. L’Italia con Renzi ha puntato sull’arbitrato internazionale, senza però ottenere il consenso della controparte indiana. 
LE POSIZIONI
Modi resta fermo sul punto: «Accettate la nostra giustizia, che considererà tutti gli aspetti. La parte italiana permetta il proseguimento del cammino del processo indiano». 
La notizia positiva è il clima di presa di contatto tra i due leader e di rilancio dei rapporti tra i due paesi che traspare pure nel comunicato dell’ufficio del premier indiano per il quale Modi e Renzi «si sono detti d’accordo di mantenere un dialogo ravvicinato a tutti i livelli, una soluzione giusta e rapida è nell’interesse reciproco». Finalmente il “canale aperto” auspicato da Renzi quando nei giorni scorsi si era detto «molto fiducioso nel nuovo governo indiano», esprimendo la speranza che l’esecutivo Modi potesse affrontare la vicenda e «recuperarla in una dimensione di collaborazione». Aggiungeva, sì, che si doveva farlo sulla base del diritto internazionale, mentre per Modi la questione è appannaggio della magistratura indiana. 
I POSSIBILI SVILUPPI
Ma il ghiaccio è rotto, l’obiettivo adesso è quello di riportare a casa i marò. L’India chiede di fatto all’Italia di inchinarsi alla giustizia di Nuova Delhi, riconoscerne la giurisdizione. Se lo farà, non è escluso che ai marò sia permesso di rientrare in Italia o, sotto certe condizioni, in un paese terzo in attesa che si concluda il processo. Ma l’Italia è pronta a chinare la testa? Questo è il dilemma. Se Renzi si ostinerà, come in principio dovrebbe, a tenere la posizione e rifiutare la competenza di Delhi, difficilmente Modi restituirà i fucilieri di Marina. Il rebus si complica, ma la partita è riaperta. 

IL MESSAGGERO