Marò, la nuova strategia: un legale Usa per portare la contesa fuori dall’India

MARO'

ROMA L’Italia dice basta sui marò. Si affida all’arbitrato internazionale, fa uscire di scena l’inviato Staffan De Mistura e rispedisce in India l’ambasciatore Daniele Mancini richiamato due mesi fa a Roma «per consultazioni». Sarà l’internazionalizzazione la strada che d’ora in poi seguirà il governo Renzi per far tornare in Italia i fucilieri di Marina Latorre e Girone, da oltre due anni in India con l’accusa d’aver ucciso due pescatori del Kerala scambiati per pirati. Ad annunciare la svolta, le ministre Federica Mogherini e Roberta Pinotti (Esteri e Difesa), davanti alle Commissioni congiunte di Camera e Senato. È lo strappo con un passato nel quale i governi Monti e Letta avevano dato battaglia nei tribunali del sub-continente accettando di fatto la giurisdizione di Delhi. Ora non più.
“EXCHANGE OF VIEWS”
«Il 18 aprile l’Italia ha inviato l’ultima nota verbale alle autorità indiane, la quinta in due mesi, in cui si riconferma il richiamo all’immunità funzionale e al diritto internazionale», dice la Mogherini, e si chiede quello che in gergo è l’“exchange of views”, lo scambio di punti di vista. «Nel caso in cui non si arrivi a una soluzione accettabile, si procederà a ricorrere allo strumento di risoluzione delle dispute in base alle norme di diritto internazionale». Tradotto: l’arbitrato davanti alla Corte internazionale di giustizia o alla Corte permanente di arbitrato dell’Aja, oppure fissando insieme le regole di un arbitrato ad hoc. Il problema è che per l’arbitrato, bisogna che le parti siano d’accordo. E l’India non ha dato finora segnali di volerlo. Si porrà presto l’ulteriore dilemma di come affrontare l’imminente decisione della Corte Suprema di Delhi di mandare i marò davanti a un tribunale speciale. «Non accettiamo un processo indiano di cui non riconosciamo la validità», dice il ministro. I marò resteranno in ambasciata? O rischiano di tornare in prigione? Intanto, il governo Renzi ha preso due decisioni concrete. La prima è che «la nuova fase esaurisce il ruolo di De Mistura», l’inviato di Monti e Letta. La Mogherini ringrazia «in modo non rituale per la dedizione e l’impegno instancabile, ma servono nomi nuovi». Il diplomatico ex Onu fa buon viso a cattivo gioco («Sono disponibile a dar consigli se necessario») e saluta come «nuova, importante e necessaria questa svolta che richiede giustamente una nuova squadra». Quale? Un comitato di esperti coordinati da una figura tecnico-politica da individuare. La seconda decisione, dopo un incontro tra il ministro e Mancini, quella di rimandare l’ambasciatore in India.
I LEGALI
La Mogherini ha preannunciato ai marò il cambio di passo: «Loro sono d’accordo». Nel frattempo si definiscono i “campioni di diritto” che schiereranno Italia e India. Per Roma l’americano Myron H. Nordquist, luminare di Diritto del mare nella School of Law dell’Università della Virginia, autore di un commentario in 7 volumi sulla Convenzione Onu dell’82 sul Diritto del mare, già consigliere del Dipartimento di Stato e dell’Air Force, e per Delhi un peso massimo come P. Chandrasekhara Rao, da 18 anni giudice del Tribunale internazionale per il Diritto del mare, gran conoscitore dei meandri delle corti. La cesura è indicata dal benservito, dalla rimozione, come qualcuno la intende, di De Mistura. Al punto che Fratelli d’Italia con La Russa, la Lega e il M5S insinuano manovre elettorali da parte di Renzi. D’accordo invece il Pd, Pier Ferdinando Casini («È la strada giusta»), Maurizio Gasparri («Si è deciso finalmente anche se tardivamente di risolvere la vicenda») e Sel. 

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