Maria Elena Boschi: “Se vince il No al referendum, si apriranno scenari di instabilità”

Italy's Minister for Constitutional Reforms and Parliamentary Relations Maria Elena Boschi attends a confidence vote at the lower house of the parliament in Rome February 25, 2014. Prime Minister Matteo Renzi won his first confidence vote in parliament, pledging to cut labour taxes, free up funds for investment in schools and pass wide institutional reforms to tackle Italy's economic malaise. Facing parliament for the first time, the 39-year-old Renzi who is Italy's youngest premier, sketched out an ambitious programme of change in an hour-long speech delivered in his trademark quickfire style interspersed with occasional jeers from the opposition benches.   REUTERS/Giampiero Sposito  (ITALY - Tags: POLITICS BUSINESS)

Non un rischio, ma una certezza: se al referendum di ottobre dovessero prevalere i no alla riforma costituzionale per il Paese sarà tempo di instabilità. Dal palco del Festival dell’Economia di Trento è la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, a lanciare l’allarme: “E’ ovvio – afferma – che gli scenari che si aprirebbero in caso di vittoria del no sono di instabilità, quindi sarebbe un problema per la governabilità del Paese, per la sua stabilità, non per questo governo nello specifico”. Un avvertimento, quello della ministra, che punta il dito contro i partiti contrari alla riforma che porta il suo nome, nei cui confronti non usa mezzi termini: “Probabilmente alcuni esponenti politici di altri partiti (rispetto al Pd ndr) hanno tutto l’interesse ad andare verso un orizzonte di instabilità e ingovernabilità”. Chi rema contro è avvertito: se salta la madre di tutte le battaglie, per usare un’espressione cara al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il Paese si ritroverebbe come una nave nel pieno di una tempesta in mare.

Nel giorno del voto per le amministrative, la ministra concentra il suo intervento al Festival di Trento sul cavallo di battaglia del Governo e gioca di sponda con Roberto D’Alimonte, lo “zio” dell’Italicum, l’altro pilastro del disegno istituzionale, che siede a suo fianco sul palco insieme al costituzionalista Michele Ainis.

E’ proprio D’Alimonte a dare il là alla ministra quando sottolinea cosa succederebbe tecnicamente qualora il referendum venisse affossato. Spiega D’Alimonte: con un simile scenario ci si ritroverebbe a votare con un maggioritario a doppio turno alla Camera e con il sistema proporzionale al Senato. “Nessuno quasi sicuramente riuscirebbe a superare il 40% alla Camera al primo turno e quindi noi andremmo a votare al ballottaggio già sapendo che al Senato non c’è una maggioranza”. Uno scenario che D’Alimonte bolla come “caotico”, da scongiurare a tutti i costi perché preludio all’ingovernabilità. Pochi minuti e la Boschi tira le fila di questo ragionamento, mettendoci un cappello politico. Usa parole nette, come instabilità e ingovernabilità, e tirando in ballo gli oppositori politici alla riforma, lega lo scenario prefigurato agli effetti nefasti che avrebbe sui cittadini. Una frase, su tutte, è emblematica di questo ragionamento. Parlando appunto di chi ha interesse “ad andare verso un orizzonte di instabilità e ingovernabilità”, afferma: “Questo la dice lunga sul fatto che loro mantenendo la propria posizione in Parlamento a fine mese saranno garantiti. Non so quanto saranno garantiti i cittadini italiani, in una prospettiva in cui non si sa quali possono essere gli obiettivi, le riforme, il progresso che possiamo portare al Paese”.

Se la Boschi non fa sconti ai partiti che in Parlamento e nel Paese osteggiano la riforma costituzionale, toni meno pesanti sono indirizzati ai comitati per il no. La partita è aperta e augurandosi una partecipazione che vada oltre i partiti, la ministra sottolinea che il punto non è chi voterà sì o chi invece protenderà per il no, ma l’importante è che sia una scelta “sul merito” della riforma, non legato al destino del Governo perché, sottolinea, “per votare su di noi” l’orizzonte temporale è quello del 2018. La Boschi legittima la diversità di opinione sul referendum e allo stesso tempo fa emergere il suo scontento per il giudizio negativo che viene dato solo nei confronti di chi voterà sì. Riferendosi alle polemiche che si sono scatenate dopo che il premio Oscar Roberto Benigni si è espresso per il sì, la ministra ha detto: “C’è un tema che in qualche modo stupisce: se ci sono personalità riconosciute nel nostro Paese, un premio Oscar che dice che è a favore del sì allora è alto tradimento”, mentre “se altri uomini di cultura dicono che sono per il no sono uomini liberi”.
Nella strenua difesa della sua creatura la ministra respinge anche le accuse che il combinato disposto tra riforma costituzionale e l’Italicum possa portare a una deriva autoritaria: “Anche sul fronte del no – chiosa – non c’è unanimità su questo punto: il manifesto per il no non lancia alcun allarme in tal senso”. Archiviato l’appuntamento pubblico all’auditorium Santa Chiara, per la Boschi sarà ancora una domenica all’insegna del referendum: nel pomeriggio incontrerà i promotori del comitato per il sì di Trento. Nella giornata referendaria della Boschi ha trovato spazio una piccola contestazione promossa dal sindacato di base multicategoriale, Sbm, a poche centinaia di metri dall’auditorium: una quarantina di manifestanti ha inscenato una protesta con cartelli e striscioni critici nei confronti della riforma e che richiamavano anche la vicenda di Banca Etruria.

L’Huffington Post