Manovra, la rivolta delle Regioni Renzi contrattacca: tagliate gli sprechi

MATTEO RENZI

«È inaccettabile ci siano polemiche da parte di chi dice che se noi tagliamo le tasse loro le rialzano a livello locale, sarebbe un atto al limite della provocazione». Dopo le prodezze di Fiorito, i vitalizi dei consiglieri-pensionati, le consulenze e gli affitti per le sedi all’estero, le consulenze e i premi a pioggia, rampognare i presidenti di regione che protestano per i tagli subiti, diventa per Matteo Renzi l’occasione per segnare un goal a porta vuota. Tanto ghiotta l’occasione che il presidente del Consiglio non se la fa scappare e, dopo aver twittato a raffica, decide di mettere la faccia davanti alle telecamere e, smettendo per qualche minuto la grisaglia da presidente del summit euro asiatico, inforca un paio di guantoni.
PRONTO ALL’INCONTRO

«Credo che si debba avere un po’ di senso della misura. Non penso convenga alle istituzioni continuare una polemica sui tagli, sugli sprechi, prima si guardi in casa propria». Un modo per dire «se non sapete voi dove tagliare, noi possiamo dare qualche suggerimento senza scaricare i costi sulla collettività». Ed è per questo che Renzi si dice «pronto a incontrare i presidenti delle Regioni e chiunque, ma se l’Italia vuol ripartire deve farlo tagliando la spesa».
Il fatto di aver avuto contenute contestazioni da parte dei ministri, con la Cgil in trincea e la Fiom che evoca addirittura lo sciopero generale, ma con Uil e Cisl assai più cauti e la Confindustria che addirittura promuove la sua manovra, la vera e propria levata di scudi da parte dei presidenti di regione irrita particolarmente Renzi che in un primo momento sperava di riuscire a contenere la polemica ribattendo al governatore del Piemonte Sergio Chiamparino con un messaggio su twitter («una manovra da 36 miliardi e le Regioni si lamentano di 1 in più? Comincino dai loro sprechi anziché minacciare di alzare le tasse #noalibi»).
Parole giudicate «offensive» dal presidente piemontese che invita il governo a guardare gli sprechi nei suo iministeri. E a dargli man forte sono tutti i governatori. «Se si viene meno a due patti istituzionali non si è affidabili – scandisce Stefano Caldoro – e poi è come fare la spesa con i soldi degli altri». Renzi ribatte attaccando a testa bassa. «Inizino a tagliare anche loro, a fare sacrifici, perché le famiglie li fanno da anni. Se vogliono sfidarci su questo campo ci siamo: le porte di Palazzo Chigi sono aperte. Leggere le frasi che ho letto – sostiene Renzi – è al di fuori di ogni possibile immaginazione. Il governo fa la propria parte e credo che i cittadini sappiano farsi sentire anche rispetto a chi ha usato parole francamente contro la realtà».
Nell’appellarsi ai cittadini Renzi invia un chiaro messaggio ai presidenti di regione di cui, da buon conoscitore dell’amministrazione degli enti locali, conosce urgenze e sprechi. Così come gli amministratori locali conoscono la situazione del Paese e la necessità di uno sforzo da parte di tutti. «Vorrei che fosse chiaro il gioco a cui stiamo e vorrei che nessuno cercasse di prendere in giro gli italiani. Noi – ribatte – siamo in un momento in cui dopo tanto tempo si va finalmente ad attaccare gli sprechi di tutti, a ridurre le spese, partendo da Palazzo Chigi, che fa il taglio percentuale più grande. Si tratta di gestire meglio i soldi degli italiani. È un’operazione che vale 36 miliardi: rispetto allo scorso anno alle Regioni è chiesto un contributo di 2 miliardi, quattro comprensivi dell’accordo di luglio, su 36. Credo si debba avere un po’ di senso della misura».

Il Messaggero