Manovra, dalla Ue primo via libera A novembre il nuovo esame

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Dopo due settimane di scontri, minacce, difficili trattative e alcune concessioni dell’ultimo minuto di Italia e Francia, la Commissione Europea ieri ha annunciato che non chiederà ad alcun paese di riscrivere il suo progetto di bilancio per il 2015. L’impegno dell’Italia di portare l’aggiustamento strutturale nella Legge di Stabilità dallo 0,1% allo 0,3% è bastato per evitare una clamorosa bocciatura. «Dopo aver preso in conto tutte le informazioni e i miglioramenti che ci sono stati comunicati negli ultimi giorni, non sono in grado di identificare nell’immediato casi di inosservanza particolarmente grave, che ci obbligherebbero a considerare un’opinione negativa in questa frase del processo», ha detto il commissario gli Affari economici, Jyrki Katainen. Ma non è una promozione della Legge di Stabilità: il giudizio sull’Italia è rinviato a novembre, quando la Commissione adotterà le sue opinioni definitive sui progetti di bilancio di tutti i paesi della zona euro. «I nostri servizi ora lavoreranno per completare la loro valutazione dettagliata dei progetti di bilancio», ha spiegato Katainen: «Qualsiasi manchevolezza o rischio sarà chiaramente evidenziato» il prossimo mese. Il commissario uscente agli Affari economici non esclude «ulteriori passi» per far rispettare il Patto di Stabilità e Crescita.
ANALISI APPROFONDITA
La mancata bocciatura «non significa che a novembre non ci saranno richieste», spiega una fonte comunitaria. Le lettere di Roma e Parigi «hanno chiaramente aiutato, ma non è detto che siano sufficienti». Per l’Italia il pericolo è di finire nel gruppo di Paesi per i quali c’è «un serio rischio di non rispetto» delle regole del Patto, che dovrebbero adottare «misure aggiuntive» per il 2015. Secondo l’analisi della Commissione, l’aggiustamento strutturale promesso dal governo è inferiore a quanto previsto dalla Raccomandazioni europee e dalla regola del debito. «Nella valutazione di novembre, la nostra richiesta non si discosterà molto dallo 0,7%», dice la fonte. Sull’Italia pesa anche l’andamento del deficit strutturale nel 2014, che è peggiorato dello 0,3% invece di migliorare dello 0,7%. A Bruxelles, inoltre, si da per scontato l’avvio di una nuova «analisi approfondita” sugli squilibri macroeconomici dell’Italia. Per la Francia, invece, si prospetta un altro passo verso le sanzioni finanziarie previste dal Patto. Anche Austria, Malta e Slovenia – gli altri paesi i cui bilanci erano a rischio bocciatura – dovrebbero finire sotto osservazione.
Il peggio è stato comunque evitato per Italia e Francia. La Commissione di José Manuel Barroso ha rispettato la promessa di usare tutta la flessibilità del Patto, evitando di chiudere il suo mandato con un conflitto maggiore con due grandi Stati membri. Ora toccherà all’esecutivo di Jean-Claude Juncker dare il giudizio definitivo, in una mediazione tra la «colomba» Pierre Moscovici, commissario agli Affari economici, e il «falco» Valdis Dombrovskiks, vicepresidente per l’euro. «Juncker non è un uomo del laissez-faire», avvertono fonti vicine al prossimo presidente della Commissione.

Il Messaggero