Mandzukic e i gol pesanti: la Juve scopre Super Mario

Mandzukic 1

Mercoledì sera, fuori dallo Juventus Stadium, i tifosi bianconeri si erano espressi all’unanimità, come del resto fanno da inizio stagione sui social network: “Devono giocare Morata e Dybala”. Com’è andata a finire contro il Manchester City è storia nota: uno a zero, gol di Mandzukic, partito dal 1′. Ed è già storia anche il 3-0 di Palermo, nato esattamente allo stesso modo. Cioè, con un altro gol di Mandzukic, ovviamente ancora titolare. Così il conto totale sale a 6, in 15 partite: non esattamente un rendimento da top player, a prima vista, neppure da “paracarro”, uno dei soprannomi poco simpatici (e tutt’altro che corrispondenti alla realtà) affibbiati al croato dai suoi detrattori. “Non è un fuoriclasse, ma neppure l’ultimo arrivato”, ha detto di lui Allegri. Che non a caso lo fa giocare sempre.

GOL PESANTI — Mandzukic ha cominciato la sua stagione segnando, di testa, il gol dell’1-0 alla Lazio in Supercoppa. E l’ha proseguita con la rete dell’1-1 al Manchester City all’esordio in Champions League dando il la a una rimonta che si è poi rivelata decisiva per la qualificazione agli ottavi. Oltre a quelli già descritti, mancano all’appello altri due centri: uno all’Atalanta, il 25 ottobre, che alla Juve è servito semplicemente per chiudere i conti dopo il vantaggio di Dybala ma a lui ha restituito fiducia dopo un mese e mezzo di digiuno; l’altro all’Empoli, anche qui fondamentale per avviare il ribaltone. Farsi due conti e dire che Mandzukic, tra campionato e coppe, ha portato alla Juve 12 punti (e un trofeo in più) è solo un giochino fine a sé stesso. Notare che la sua fisicità, per usare una parola tanto cara ad Allegri, serva spesso a sbloccare il risultato o a rimontare situazioni complicate, significa semplicemente descrivere la realtà.
PREFERENZE — Solo tre volte, contro Chievo, Inter e Torino, Mandzukic è partito dalla panchina. E solo tre volte, a dire il vero, è rimasto in campo 90 minuti (Udinese, Empoli e Milan). Logica vuole, del resto, che l’allenatore lo schieri titolare per sfruttarne le caratteristiche da ariete e in particolare la sua abilità nel gioco aereo, oltre al senso del gol che non gli è mai mancato: in carriera solo due volte non è andato in doppia cifra a fine stagione (all’esordio nella Serie A croata e al primo anno in Bundesliga). Se invece le cose si mettono bene, c’è bisogno di altri giocatori. Quando Allegri lo ha sostituito, anche a Palermo, Mario prima ha scosso il capo, poi è uscito dal campo trotterellando. Non era felice, ovvio. Ma sa, in cuor suo, che nelle gerarchie è davanti a tutti: Morata e Dybala, al momento, sono alternativi l’uno all’altro. E se Mandzukic continuerà a segnare, magari non tantissimo, ma solo gol pesanti, i tifosi se ne faranno una ragione. E inizieranno ad amare il loro Super Mario.

La Gazzetta dello Sport