MANCINI : CONTE = MOURINHO : X

FORMULA MATEMATICA

Una proporzione perché? Archiviata a dicembre l’eliminazione in Champions League (prematura, in base alle aspettative ed ai quarti raggiunti l’anno prima) ed appena registrata la fine dell’opportunità di alzare la seconda coppa europea per importanza in casa, allo Juventus Stadium, un quesito logico- matematico si devono porre i dirigenti, il presidente e la proprietà della società bianconera:

MANCINI : CONTE = MOURINHO : X

Già, perchè l’Inter post Calciopoli pluriscudettata, come la Juventus di questo triennio, dominava in Italia, ma stentava in Europa. Cosa fece allora Moratti? Sostituì il suo allenatore tricolore (Roberto Mancini) per uno (José Morinho) che qualche mese prima aveva lasciato la panchina del Chelsea, ma che poteva vantare 1 Coppa Uefa ed 1 Coppa Campioni vinte con il Porto.

In quel 2008 la scelta non era facile: l’Inter era reduce da 2 scudetti (+ quello “di cartone”), un record di punti in campionato (97) e finanche 2 Coppe Italia. Da 4 stagioni era guidato da uno stesso allentore (record per Massimo Moratti), bravo e competente, perché Mancini sapeva scegliere i giocatori (Julio Cesar, Maicon, Samuel, Maxwell, Cambiasso), ma all’estero i nerazzurri raggiunsero i quarti di finale prima di Calciopoli (eliminati da Milan e Villareal) e con lo scudetto sul petto sempre agli ottavi da Valencia (con due pareggi, nell’anno in cui in Coppa Campioni trionfa il Milan) e dal Liverpool (doppia sconfitta). Urgeva quindi un allenatore dal pedigree internazionale.

Dopo una stagione di ambientamento e la falsa partenza nella SuperCoppa Italiana contro la Lazio a Pechino, nel 2009/10 il tecnico portoghese sbanca e vince tutto (in ordine cronologico): Coppa Italia, scudetto e Champions League.
Bando alle ciance: alla Juventus il gruppo c’è, l’ossatura base pure, serve solo un allenatore e/o un direttore sportivo che sappia riconoscere un talento (italiano o straniero che sia) e le sue peculiarità tattiche e caratteriali prima che si affermi ed il suo costo diventi eccessivo.

A questo punto le soluzioni alternative sono due: 1) o si cambia allenatore, come fece quell’Inter nell’estate 2008 (in tal caso, la dirigenza bianconera optasse per uno straniero che sià già un vincente e che sappia scegliere e valorizzare i giovani ed i talenti che si ritroverà a gestire); 2) o si accontenta Conte con gli esterni alti e bassi (con i nomi che propone lui, se ci sono i soldi, oppure, senza dissanguarsi finanziariamente, scoprendone 2-3 che stanno in rampa di lancio come fanno quei top club non spendaccioni come Benfica, Atl. Madrid, Valencia, Arsenal, Porto, Borussia Dortmund, Ajax e tantissimi altri team ben piazzati nel ranking UEFA).

Nel secondo caso bisogna agire con un certo pragmatismo: per quante stagioni si vuol tenere Conte? Perché se per 1-2 anni, deve pesare relativamente nelle scelte di mercato (es. la Juve deve tenere almeno il 50% del cartellino di Immobile, che a Conte non pare esser molto gradito visto anche il trascorso a Siena dei due, ma che al suo successore potrebbe far comodo). Poi occorre stabilire: chi fa i nomi da acquistare? Conte stesso? Con il rischio che scelga altri Elia, Giaccherini – finito in panchina nel quartultimo Sunderland, malgrado il buon inizio di stagione –, Isla (che nei piani del tecnico leccese doveva consentire la cessione di Lichtsteiner) e Peluso (ricordando che ha voluto anche Padoin e che non era convinto dell’ingaggio di Pirlo).

Marotta (con Paratici) dopo aver lasciato a desiderare il primo anno, col tempo ha mostrato più accortezza nella scelta dei giocatori, sebbene qualche acquisto sia stato pagato un po’ troppo, cedendo davanti al “prendere o lasciare” perché forse indeciso sulle eventuali alternative. Questo però non autorizza il dirigente di Varese a lamentarsi che non ci sono soldi per accontentare Conte se non sa manco vendere (solo Giaccherini, grazie ad una ottima Confederation Cup 2013, e Matri sono stati ben venduti).

Giuseppe Lugli