Malumori e speranze Balo, strano «capitano» di un’Italia Portobello

PRANDELLI

Tutti pronti a deflagare o esplodere. Parlando di calcio la differenza c’è. Deflagare nella combustione veloce di mugugni e musi lunghi, polemiche e critiche. Esplodere nella soddisfazione ed esaltazione di una partenza contro l’Inghilterra a ritmo di rock. Oggi l’Italia lascia il suo Portobello, nome e immagine non potevano essere più azzeccati per una nazionale che sta vivendo un mondiale anestetizzato dalla lontananza di tifosi e clamori. Lontano dalla vivacità e dai colori di Rio, dai murales che ti dicono è qui la festa, lontana dai venti di guerra che solo la presenza di polizia e pompieri all’ingresso del resort avvalorano. Nazionale che tenta di nascondere già le facce scure di Cassano e i tormenti del giovin Balotelli. Se il mondo che si agita fuori dal porto bello, inteso come riparo monacale, si preoccupa per il campo di Manaus bruciato dai fertilizzanti, per il caldo che taglierà le gambe o per i trasporti difficili, la nazionale nostra risponde sempre no. Ieri Demetrio Albertini, da buon dirigente federale, ha opposto una serie di dinieghi da guinness dei primati. «Non cambia niente anche se il campo non è in buone condizioni». Fra l’altro gli azzurri sono abituati a certi (nostri) campi di patate più degli inglesi. Per assurdo ne potrebbero cavare un vantaggio. «A Manaus, ci alleneremo regolarmente: è importante conoscere il campo», ha spiegato con l’esperienza dell’ex giocatore. Ma, con l’esperienza di uno che ha passato tante di queste vigilie, una sola ammissione. «Questo è un ritiro un po’ anomalo, siamo lontani da tutto. I tifosi ci mancano un po’, almeno per creare l’ambiente».

Gli azzurri potrebbero avere scoperto l’oasi o la camomilla: da domani si vedrà. Ma poi scruti gli sguardi sul campo d’allenamento e cerchi: quel Cassano che sembra su un filo senza rete, i reduci del 2006, i ragazzi pieni di voglia, la sfortuna di De Sciglio, e quel Balotelli col testolone basso e gli strazianti test d’allenamento. Che dire? Come direbbe lui: troppi due allenamenti al giorno, stanchezza che non riesce a smaltire. Supermario lo ha detto ai suoi amici. Fatica e concentrazione gli fanno bene all’anima, non al corpo. Per assurdo questo ritiro, così riparato da tifo e divagazione, sono il porto bello-sicuro in cui si è riparato. Lo aiutano a sentirsi più rilassato. Niente stravaganze nelle strade di Rio. Fosse stato con gli olandesi, davanti alle spiagge cult, forse avrebbe lasciato spazio all’istinto godereccio. Qui si sfoga su twitter, magari annunciando al mondo di voler sposare Fanny. Sbaglia l’orario e forse l’effetto pubblicità, ma non va oltre. Gli amici dicono che questa sarà la fortuna del suo mondiale, il segnale che la testa è concentrata, anche se lo vedi batter la fiacca in allenamento. Non tutti hanno gradito (Prandelli compreso) il botto di euforia, quel tweet ad annunciare il «si» della fidanzata. «Stai attento, Mario», dice il ritornello. Se non esplodi in questo mondiale, poi ti torna tutto indietro con gli interessi: è la conclusione. Raccontano abbia capito, ma non prenda in considerazione l’idea di un mondiale da stellina di periferia. Qui fa la stella o si muore, dice il pensiero mica tanto periferico di Balo. Mario pensa ad un mondiale lungo e, dunque, due allenamenti al giorno gli paiono una fatica da evitare. C’è tempo per migliorare, dice a se stesso. Già, ma se il mondiale diventasse corto? Una variabile che non ha preso in considerazione. 
Anche l’arrivo di Fanny è stata una sorta di operazione tranquillità, un modo di sentirsi più forte, un hashtag del tipo «Mario stai sereno». Il rapporto con la sua ragazza è stato segnato da alti e bassi, chissà mai come finiranno lei e lui dopo quel sì sulla spiaggia: altare o ancora litigi? Tutti stanno a occhi attenti e orecchie ritte. Ma presentarsi in Brasile è stato un segnale, un’idea apprezzata da famiglia, amici e conoscenti. Servirà a tenerlo tranquillo, a fargli sentire che tutto va come deve. La psiche di SuperMario è labile per quanto forte voglia sembrare. Cerca riparo per pensare al suo mondiale. Il porto bello resort è diventato il nido della sua proposta d’amore, ma anche il nido per spiccare il volo. Ora non resta che far gol: per se stesso e per l’Italia.

IL GIORNALE