Maltempo, premier contro le Regioni Burlando: «È colpa dei troppi condoni»

MALTEMPO GENOVA

Ogni pretesto è buono per riaccendere le ostilità fra Matteo Renzi e le Regioni. Così, mentre in Liguria, Piemonte e Lombardia si spala, si contano i danni e si cercano di arginare le ferite causate dalle alluvioni, fra il premier e i governatori s’innesca un battibecco – l’ennesimo – proprio sul maltempo. Scambi di reciproche accuse, colpa vostra, no colpa tua, colpa soprattutto delle scelte fatte in passato. Con l’inevitabile inserimento di Beppe Grillo secondo il quale «il governo, e in particolare Renzi e Alfano, hanno sulla coscienza i morti di questi giorni».
POLITICHE DA ROTTAMARE

Il presidente del Consiglio è dall’altra parte del mondo, ma inevitabilmente in Australia gli arrivano notizie su quello che sta accadendo nel Nord Ovest. E la giornata di tregua concessa dai nubifragi non attenua la sua vis polemica. Renzi ricorda che il suo primo atto da premier fu quello di far nascere una «unità di missione contro il dissesto idrogeologico», e ricorda che «molti fecero i risolini». Ora, dice, il motivo di quella scelta dovrebbe essere chiaro a tutti. Poi l’affondo contro i governatori, specie quelli del passato: «Ci sono vent’anni di politica del territorio da rottamare, anche in alcune regioni del centrosinistra». Come a dire che le esondazioni, le frane, i crolli, e perfino i lutti hanno origini che partono da lontano: tutela del territorio messa in secondo piano, leggi sbagliate, interventi delle Regioni insufficienti. Un modo, quello del premier, per prevenire le accuse al governo di voler dare via libera con lo Sblocca Italia a una sorta di deregulation edilizia. A ribellarsi per primi sono proprio i governatori di centrosinistra. Burlando, presidente della Liguria, ricorda i tre condoni fatti dai governi negli anni passati: «Non sono opera di Renzi. Però sono stati fatti a Roma, non nelle Regioni. E ora ne paghiamo le conseguenze e i costi». Ma il premier non ci sta e fa sapere: «Non parlino di condoni a me: ho fatto un piano strutturale a volumi zero. Ora niente polemiche: mettiamo a posto i danni». L’assessore al bilancio della Liguria, Rossetti, invita comunque Renzi a fare pressioni sull’Ue affinché consenta di «far uscire dal patto di stabilità i fondi per i piani di difesa del suolo». La proposta di Rossetto non è altro che un’amplificazione di un’idea lanciata da Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte, secondo cui gli enti locali devono poter far fronte alle spese per prevenire i disastri da calamità naturale fuori dai vincoli di bilancio: «Se un sindaco valuta che un’opera è urgente per tutelare la sicurezza dei cittadini, deve poter sforare il patto di stabilità e fare la spesa urgente».
LO SBLOCCA ITALIA

Per Maroni, Lombardia, addossarsi reciprocamente le colpe è inutile: «Tutti hanno delle responsabilità. Invece di parlare bisogna fare le cose: Renzi aveva promesso che avrebbe finanziato con 80 milioni le opere per scongiurare nuove esondazioni del Seveso. Poi però quei fondi sono spariti dallo Sblocca Italia». Rimanendo in Lombardia, il sindaco di Milano, Pisapia, ha annunciato di essere intenzionato a chiedere al governo, se il meteo non migliorerà, lo stato di calamità. Oggi, intanto, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, visiterà le tre regioni colpite (Piemonte, Liguria e Lombardia), accompagnato dal capo della Protezione civile, Franco Gabrielli.

Il Messaggero