Mafia Capitale, Nieri si difende: “Buzzi? Con me porte sbarrate”. Zingaretti: “Noi parte civile in processo”

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Respingono le richieste di dimissioni che vengono dalle opposizioni il vicesindaco Luigi Nieri, che si difende dagli attacchi dopo che il suo nome è spuntato nelle intercettazione del ras delle coop Salvatore Buzzi, e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, oggi in Consiglio regionale. Incassa, dopo la ressa di ieri in Campidoglio, nuovi fischi e urla miste ad applausi il sindaco Ignazio Marino, sceso in piazza nella fiaccolata per la legalità indetta dai sindacati. E intanto vanno avanti gli interrogatori degli arrestati e degli indagati. A Roma è sempre l’inchiesta sul “mondo di mezzo” e le polemiche su Mafia Capitale a tenere banco.

La relazione di Zingaretti. “Nessun membro dell’attuale giunta regionale risulta coinvolto, noi parte civile nel processo”. Ha esordito così il governatore del Lazio Nicola Zingaretti nella sua relazione sull’inchiesta. Un’indagine, dice il governatore, “che sta svelando un quadro corruttivo drammatico di proporzioni inaudite”, “una nuova forma di illegalità caratterizzata dalla saldatura fra mondi diversi (criminale, sociale, politico, economico)”, tutt’altro che “un meteorite che cade in un giardino pulito, ma una vera e propria mutazione genetica del concetto stesso di azione politica, un’idea perversa di gestione del potere come beneficio per se stessi”.

“Ribadisco – ha detto – la nostra decisione di costituirci parte civile nel processo di Mafia Capitale che inizierà il 5 novembre prossimo al Tribunale di Roma. Ringrazio le opposizioni che hanno svolto il loro dovere di critica, anche dura, ma corretta nei confronti della maggioranza e del presidente. Opposizione che ha chiesto le mie dimissioni, che non condivido, ma che non demonizzo, ma la inserisco in una dialettica politica che rispetto”. Il Movimento 5 Stelle ha redatto una mozione di sfiducia nei confronti di Zingaretti. E lo stesso ha fatto il centrodestra. Come era già accaduto ieri in Campidoglio, un gruppo di militanti del M5s ha gridato “Onestà, onestà” a margine dell’intervento della capogruppo Valentina Corrado.

“Credo – ha detto ancora Zingaretti – che la forza criminale di questo sistema abbia trovato nelle scelte che abbiamo compiuto insieme sicuramente un argine. Probabilmente non sufficiente. Perché è chiaro che se non fosse esplosa l’inchiesta, alcuni disegni criminali sarebbero potuti andare a segno anche qui da noi. Proprio per questo non ci sottraiamo alla richiesta ad una maggiore assunzione di responsabilità nella ricerca di ulteriori strumenti che rendano ancora più efficace la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione”. Tra questi, “l’approvazione al più presto dell’allargamento dei membri dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità ad un rappresentate della Direzione Investigativa Antimafia”, “un Protocollo di Legalità sui lavori pubblici, la cui bozza arriverà entro luglio” e “un seminario di formazione a ottobre sulla corruzione e le mafie rivolti a mille amministratori locali, dirigenti e funzionari degli enti locali”.

Quanto all’inchiesta ha precisato: “Un consigliere regionale è stato arrestato, Luca Gramazio. Il dirigente regionale Guido Magrini è agli arresti domiciliari per corruzione ed è stato sospeso dal servizio. La dottoressa Longo e della dottoressa Agostinelli emerge che sono indagate non per ipotesi corruttive connesse alla direzione della centrale acquisti ma per la presunta incompletezza delle informazioni rese ai pm”. “E’ confermata – ha proseguito – come annunciata da lui stesso il 24 marzo 2015, l’apertura di un’indagine nei confronti del dottor Maurizio Venafro per tentativo di turbativa d’asta, tale circostanza lo portò a rassegnare le dimissioni per poter meglio e con serenità affrontare il percorso processuale. Negli atti allegati che la Procura non ritiene rilevanti per i provvedimenti adottati ma allegati ad essi c’è anche la documentazione che riguarda incontri tra Buzzi, allora semplicemente dirigente della Cooperativa 29 Giugno, e Marco Vincenzi; nel quale si parla di emendamenti per un totale di 1.800.000 euro che sarebbero stati presentati da Gramazio e da Vincenzi. Non solo Vincenzi ha negato l’esistenza di questi emendamenti, ma confermo che alla Regione non risulta nessun emendamento né provvedimento di spesa nei confronti dei Municipi di Roma – ha concluso Zingaretti – Vincenzi, anche se non indagato, per contribuire a lavorare in un clima di piena serenità ha preferito rassegnare le dimissioni dal suo ruolo di capogruppo”.

La difesa di Nieri. Si difende dagli attacchi invece il vicesindaco di Roma Luigi Nieri, dopo che il suo nome è spuntato in alcune intercettazioni di Salvatore Buzzi, il ras delle coop sociali. “Ho cercato di tenere, in questi giorni, un basso profilo relativamente alle molteplici illazioni che sono state fatte intorno al mio nome, per rispetto del ruolo istituzionale che ricopro. Ma quando è troppo è troppo. Non ci sto a prestare il fianco a questo gioco al massacro, né a fare il bersaglio di certe ricostruzioni giornalistiche più che superficiali. Ciò che emerge con chiarezza nei brogliacci di cui si legge ormai ogni giorno è una cosa soltanto: se qualcuno fosse mai venuto a bussare alla mia porta l’avrebbe trovata non chiusa, sbarrata”.

“Non so se essere lusingato dal disprezzo che Buzzi mostra nei miei confronti nelle sue conversazioni – aggiunge il vicesindaco – Leggo che pensa di me che dormo, che mi devo dare una svegliata, che non capisco, che sono addirittura ‘fuso’. Parole offensive che testimoniano con nettezza la frustrazione di Buzzi nei miei confronti. Dimostrano che, se Buzzi cercava in me una sponda, non l’ha mai trovata. Tanto che parla di me con disprezzo e veemenza. Il riferimento al presunto posto di lavoro che avrei chiesto a Buzzi mi fa quasi sorridere e comunque si tratta solo delle sue parole riferite ad altri – ha continuato il vicesindaco – Ma poniamo pure che in questi anni io possa aver chiesto alla cooperativa 29 Giugno di assumere qualcuno. Per chi mi sarei speso? Per un mio parente o un mio amico? Mai! L’avrei certamente fatto per un disperato, però. Magari per un detenuto che per uscire dal carcere aveva bisogno di un lavoro per ottenere le misure alternative. E qual è il compito della cooperazione sociale se non quello di reinserire queste persone? È evidente che se il sistema Buzzi prevedeva un do ut des io non sarei mai stato disponibile. E mai lo sarò per nessuno. Non avrei mai accettato una sorta di sistema ricattatorio sulla pelle dei poveracci. E allora è chiaro che sarei passato come uno che non ci sente. Come si suol dire: ‘non c’è peggior sordo di chi non vuol sentir'”.

Poche le parole dal sindaco di Roma Ignazio Marino (“E’ una persona molto perbene) che ha preferito non commentare le intercettazioni di Buzzi su un ipotetico coinvolgimento del suo vicesindaco, assolto oggi assieme ad altri otto “per non aver commesso il fatto” dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale aggravata per una manifestazione del 9 gennaio del 2010 in solidarietà agli extracomunitari di Rosarno. Intanto, il sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione, ha querelato per calunnia aggravata Buzzi che ai Pm di Roma ha detto di “volerci pensare un attimo” a parlare sul Cara di Mineo perché “casca il governo”.

Questa storia, per Nieri, “è sempre più nauseante, ma ciò che conta davvero è che la Procura ha fatto un lavoro serio e meticoloso nel cercare e trovare riscontri a tutte le vanterie e millanterie che le persone coinvolte nell’inchiesta hanno diffuso. A mio carico non esiste alcun riscontro ed è con la serenità della coscienza pulita che vado avanti”.

La fiaccolata della legalità. Il vicesindaco ha poi deciso di aderire, assieme ad altri esponenti di Sel, alla fiaccolata contro le mafie organizzata da Cgil, Cisl e Uil in piazza Santi Apostoli. “Ancora una volta da parte dei tessuti sani di questa città, in primis il movimento sindacale, partono sollecitazioni alla responsabilizzazione e alla partecipazione. Siamo solidali con loro, a presidio della legalità, per il ripristino dell’etica e soprattutto per ribadire che Roma e i suoi cittadini contrastano la corruzione e il malaffare” dice Massimo Cervellini, senatore Sel. In piazza lavoratori e pensionati e l’assessore ai Trasporti Guido Improta. I manifestanti chiedono di “non far pagare gli scandali a lavoratori e cittadini”. Il sindaco di Roma Ignazio Marino appena arrivato in piazza Santi Apostoli è stato accolto da un gruppo di manifestanti che intonavano cori ‘dimissioni’. Dalla piazza sono poi partiti fischi misti ad applausi. Ad animare la protesta soprattutto i lavoratori della Multiservizi, mentre altri cittadini hanno voluto stringere la mano al sindaco.

L’inchiesta. Tremano comunque le istituzioni: la seconda tranche di Mafia Capitale ha toccato la destra e la sinistra. In arresto sono finite 44 persone, compresi consiglieri comunali e regionali di entrambi gli schieramenti politici: da Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione, a Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale in quota Pd; da Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa dem a Giordano Tredicine, consigliere comunale e vicecoordinatore regionale di Forza Italia e rampollo della discussa famiglia di venditori ambulanti. Sospesi, tutti, dalla prefettura di Roma e già sostituiti, in Campidoglio, dai colleghi primi tra i non eletti. Il prefetto di Roma Franco Gabrielli, su proposta del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, ha disposto anche il commissariamento di due ditte implicate negli appalti finiti nell’inchiesta. Lo ha fatto sapere il ministro dell’Interno Angelino Alfano intervenendo al question time alla Camera. ll 16 giugno saranno pronte le conclusioni della Commissione di accesso della prefettura che indaga sulle infiltrazioni mafiose in Campidoglio in vista della decisione su un possibile scioglimento del Comune.

Ieri sono state arrestate altre sei persone (tra queste una è deceduta di recente) per appalti truccati: tra le gare nel mirino anche quella relativa al restauro dell’aula Giulio Cesare avvenuto tra l’aprile e il settembre del 2010 per un costo di 2,5 milioni di euro.”La gara per la ristrutturazione dell’Aula Giulio Cesare oggi come oggi non si sarebbe potuta fare – ha precisato l’assessore capitolino alla Legalità, Alfonso Sabella – Non certo con 5 ditte, di cui 3 collegate, non certo a 1 milione di euro con variante fino a 2 milioni e mezzo. Con la nostra direttiva dello scorso gennaio ci vorrebbero almeno 20 imprese, scelte per sorteggio, come la commissione”.

Gli interrogatori. Oggi, davanti al gip Flavia Costantini, sono comparsi Brigidina Paone, collaboratrice all’assessorato alla Casa, Alessandra Garrone, compagna di Salvatore Buzzi, Angelo Marinelli, già appartenente alla segreteria dell’ex assessore alla Casa Daniele Ozzimo, Mario Monge, dirigente della cooperativa Sol.Co., e Santino Dei Giudici, presidente della società cooperativa Deposito Locomotive San Lorenzo. I primi due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, gli altri hanno risposto e, secondo quanto si è appreso, avrebbero respinto gli addebiti. Domani altra tornata di interrogatori di garanzia. In particolare saranno sentiti i dirigenti della cooperativa La Cascina.

Polemiche sul Campidoglio. E intanto, sempre ieri, in piazza del Campidoglio e proprio nell’aula Giulio Cesare è scoppiata la proteste del M5S, Casapound, FdI, Ncd e Noi con Salvini per “chiedere le dimissioni di tutti”. Alla Camera la capogruppo M5S Francesca Businarolo, denunciando le parole del tesoriere del Pd romano Carlo Cotticelli, che ha dichiarato di aver incontrato due volte Salvatore Buzzi e con “quei 7 mila euro di aver pagato i dipendenti ma registrai l’operazione”, ha chiesto “al presidente del Consiglio Matteo Renzi venga a riferire in Parlamento sui legami intrattenuti dalla sua persona e dal suo partito. Il governo farà un’informativa in Senato su Roma Capitale e la correlata vicenda del Cara di Mineo in Sicilia per la questione migranti, come stabilità al termine della capigruppo di Palazzo Madama su richiesta arrivata l’8 giugno dal M5S, da Sel e dalla Lega.

La giunta capitolina, compreso il presidente del Pd e commissario del partito a Roma, Matteo Orfini, si schierano dalla parte di Marino. Oggi c’è stato un nuovo incontro tra i due in Campidoglio. “Non a caso nella prima parte di questa consiliatura c’è stato uno scontro tra una parte del Pd e l’amministrazione comunale, ma da quando c’è questo commissariamento il Pd di Roma e l’amministrazione conducono la stessa battaglia e sono dalla stessa parte, e così sarà fino alla fine del commissariamento”, ha commentato Orfini riferendosi anche alle parole del sindaco che ha detto di essere stato “ostacolato dai capibastone del Pd Romano”. E poi sul primo cittadino: “L’ipotesi delle sue dimissioni non esiste e non è mai esistita. Nel 2018 – ha sottolineato Orfini – i cittadini giudicheranno tra chi ha posizioni strumentali e chi davvero sta lavorando nell’interesse degli abitanti di questa città”. Tra gli atti concreti, il dimezzamento delle commissioni consiliari: “oggi sono 24, che è un numero incredibile, e diventeranno 12. L’atto verrà depositato in Campidoglio tra oggi e domani”. Mentre per quanto riguarda la ricostruzione del partito, domani, durante la direzione del Pd Roma convocata proprio da Orfini, verranno approvate le nuove regole per il tesseramento, che riaprirà sabato. Il 19 giugno inoltre verrà presentata la mappatura dei circoli condotta da Fabrizio Barca e, annuncia il commissario, “chiuderemo quelli cattivi”.

Respinge le accuse anche Francesco D’Ausilio, ex capogruppo Pd in Comune: “Ho letto stupefatto su di un quotidiano un articolo in cui si dice che io avrei preso soldi da Buzzi. Smentisco categoricamente quanto riportato sia nel titolo che nell’articolo e ribadisco la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono attribuiti. Si tratta di ricostruzioni fantasiose e notizie infondate che disinformano i lettori e ledono la mia onorabilità a tutela della quale mi riservo di rivalarmi nelle sedi competenti”.

Il “Consiglio popolare”. Giovedì 11 giugno, alle 18 gli attivisti della campagna “De-liberiamo Roma” hanno invece convocato in piazza del Campidoglio la “prima seduta del Consiglio Popolare di Roma Capitale” invitando i consiglieri comunali a partecipare e dimettersi. “Il Comune non ci ha autorizzato la piazza per ragioni organizzative (il Festival delle Letterature che si svolgerà la sera successiva alle 21, ndr) ma noi andremo lo stesso” dicono.

La Repubblica