Ma quale «vecchio»! Re Federer non abdica

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Lo hanno definito «immenso», «ineguagliabile», «infinito». E lui li ha presi in parola. Mentre i suoi detrattori lo descrivono come un giocatore «finito», Roger Federer si prepara a prolungare la propria carriera. Magari non per sempre, ma di sicuro per un altro paio d’anni.

È stato lo stesso svizzero ad annunciarlo. Giusto dopo essere stato sconfitto da Andy Murray nell’International premier tennis league, una sorta di supertorneo in cui vecchie e nuove glorie si sfidano sotto le insegne della Coca Cola. Insomma giusto quando tutti si aspettavano un «ora basta, largo ai giovani», lui ha rilanciato: «Non è ancora finita. Facciamo qualche altro anno…»

Dopotutto l’immortalità è caratteristica divina. E sono in molti a pensare che Roger sia ancora oggi un «dio del tennis». Ad agosto del 2016 avrà 35 anni. La stessa età di Zlatan Ibrahimovic, Fernando Alonso e anche di Maria Elena Boschi. Il primo è ancora corteggiato dalle squadre di calcio di mezzo mondo. Il secondo, prima dell’ultima disgraziata stagione, era considerato un pilota da titolo. La terza rappresenta il futuro, politico, del nostro Paese. Perché mai Federer dovrebbe abdicare?

Qualche numero. Attualmente è il numero 3 della classifica Atp. Nel 2015 ha vinto i tornei di Brisbane, Dubai, Instanbul, Halle, Cincinnati e Basilea. È arrivato in finale a Wimbledon, agli Us Open, a Roma, Indian Wells e alle Finals di Londra perdendo, sempre, con Novak Djokovic. Inoltre ha aggiunto al proprio curriculum il record di 1000 vittorie in carriera.

Ad agosto del 2016, proprio nei giorni del suo compleanno, sarà alle Olimpiadi di Rio per giocare singolare (non ha mai vinto la medaglia d’oro) e doppio misto insieme a Martina Hingis, più vecchia di lui di un anno. Nel frattempo ha sostituito il suo allenatore Stefan Edberg con Ivan Ljubicic, e attende la stagione che sta per iniziare con l’entusiasmo di un ragazzino.

«Ho organizzato tutto il 2016, fino alle Olimpiadi di Rio e oltre – spiega -. Non ho ancora piani per il ritiro, non ho una data precisa, anche se ciò renderebbe più facile la programmazione».

L’obiettivo, oltre all’oro olimpico, è sicuramente quello di vincere un altro Slam arrivando a quota 18 totali, ma anche diventando il più vecchio vincitore dell’epoca recente (Andrè Agassi vinse gli Austrialian Open quasi 33enne). Lo sport ci insegna che non esiste un’età per andare in pensione e smettere di vincere. La speranza è che i prossimi anni non si trasformino, nonostante tutto, in uno stanco e triste tour d’addio. Tutti in piedi ad applaudire il campione morente.

Il Tempo