M5S senza bilancio e la strana multa che vogliono i dem

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Da 22-anni-22 l’ormai famoso e rituale decreto milleproroghe equivale al canovaccio di una recita a soggetto. Gli emendamenti sono a piacere. E con la scusa di prorogare qualche scadenza di legge che per un motivo o per l’altro non si è fatto in tempo a rispettare, spuntano mostruosità di ogni genere. Anche se raramente si sconfina nel campo del regolamento di conti, com’è successo ieri. Due deputati del Pd hanno presentato un emendamento in base al quale i partiti e i «movimenti politici» che non avranno consegnato il bilancio entro il 15 giugno alla commissione che ha il compito di verificarli si beccheranno una multa di 200 mila euro.

Dalla «Boccadutri card» al «regolamento di conti»
Va subito detto che non sono due onorevoli qualsiasi. Il primo è un renziano a quattro ruote motrici: Ernesto Carbone, responsabile del partito per la pubblica amministrazione. Il secondo è Sergio Boccadutri, renziano acquisito, avendo lasciato Sinistra ecologia e libertà per aderire al Pd, di cui è ora responsabile per l’innovazione. Ma è più noto per aver promosso la sanatoria con cui i partiti si sono potuti distribuire 45 milioni di rimborsi elettorali anche in mancanza della verifica da parte di quella speciale commissione. Nell’occasione i grillini inscenarono al Senato una protesta clamorosa, distribuendo le gigantografie di una carta di credito con la scritta: «Boccadutri card». Così oggi arriva un colpo oggettivamente sotto la cintura. Tanto da indurre Beppe Grillo, nel giorno in cui si materializza il suo annunciato «passo di lato» con il debutto del suo nuovo spettacolo, a sparare una bordata via Twitter all’indirizzo del Pd: «Vuole multare gli onesti M5S perché hanno rifiutato i rimborsi elettorali».

Bersaglio: grillini
E che il bersaglio dell’emendamento siano i grillini non sembrano esserci molti dubbi. Non fosse altro perché il Movimento 5 Stelle è l’unica formazione politica a non presentare in Parlamento altri rendiconti se non quelli dei propri gruppi, considerato che a differenza di tutti gli altri partiti non prende i soldi dei rimborsi elettorali e ha rinunciato anche ai versamenti volontari del 2 per mille da parte dei contribuenti, che sono un finanziamento pubblico indiretto.

Il bilancio a zero del M5S
Del resto basta leggere cosa scriveva il blog di Grillo all’epoca della sanatoria di cui sopra: «Il bilancio è a zero semplicemente perché il M5S non percepisce contributi pubblici né privati per la sua attività politica a livello nazionale, non gestisce soldi, non ha spese, non ha immobili, non ha dipendenti né collaboratori.Tramite il blog Beppe Grillo lancia saltuariamente campagne di raccolta offerte di privati cittadini esclusivamente per rimborsare le spese effettivamente sostenute in occasione di iniziative ed eventi specifici…».

Obbligatorio far certificare il bilancio
La faccenda è rognosa, perché la supermulta prevista dall’emendamento dei due deputati democratici scatta pure se al rendiconto manca la certificazione. Per evitare il salasso non resterebbe dunque al Movimento 5 Stelle altra scelta se non quella di rispondere al colpo basso abbassando ancora di più la cintura. Potrebbero sempre predisporre un rendiconto formale (zero entrate — zero spese?) e farselo certificare. Anche se una scelta del genere finirebbe forse per mettere in crisi certe scelte radicali.

Si può restare senza bilancio?
Al tempo stesso, però, il caso fa sorgere una domanda su una circostanza oggettivamente singolare, pur connessa al dna del M5S. E niente affatto peregrina. Una forza politica che rappresenta ormai un numero tanto grande di italiani al punto da candidarsi a guidare il Paese può ostinarsi a non presentare un bilancio consolidato, indipendentemente dai contributi pubblici che non incassa? Sia pure composto unicamente da tanti zeri?

Corriere della Sera