M5S perde pezzi, scissione più vicina

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Se ne vanno perché li cacciano, espulsi dal web. Per aver partecipato a un talk show in tv o per aver criticato il capo. Se ne vanno perché hanno versato la loro quota di indennità alla Croce rossa e non al fondo creato dal Movimento. Alla spicciolata o in gruppo. Ma se ne vanno. Non era mai successo però, prima di ieri, che qualcuno se ne andasse di sua volontà dimettendosi in diretta in Aula. E per di più votando a favore della maggioranza.
I DEM SAPEVANO

Tommaso Currò, deputato catanese, era un corpo estraneo. Non partecipava più al rito collettivo delle assemblee. Non rispondeva più al telefono. Un marziano tra i grillini. Sin dai primi giorni quando osò levare lo sguardo su Grillo e criticarlo per quella scampagnata fuoriporta che fece sorridere mezzo mondo: «Perché spostarci noi? Non sarebbe meglio che venisse lui qui». L’ex comico non la prese bene. E sprezzante gli rispose: «Currò chi…?».
Era l’aprile del 2013. Un anno e mezzo dopo – ieri – il dissidente della prima ora si è chiamato fuori. Alle 13. 15 la vendetta: si è alzato e ha preso la parola. E mentre parlava e in pochi lo ascoltavano s’è levato un urlo: Silenzio!». Così che all’improvviso Currò si è ritrovato al centro dell’attenzione e sotto i riflettori dell’Aula ha percorso il suo ultimo miglio da grillino. «Da una lato c’è chi si assume la responsabilità di governare il Paese e dall’altro chi tenta di risolvere la crisi esclusivamente con atteggiamenti pregiudizievoli per la stabilità delle Istituzioni della Repubblica», ha detto. Un endorsement a Renzi. Sosterrà la risoluzione del governo sul semestre italiano Ue. É la sconfessione del Movimento, l’annuncio della «mia uscita dolorosa», ormai «non più evitabile». L’analisi è la stessa che ha spinto altri dissidenti a uscire, («con il 25% del consenso dovevamo contribuire a far sì che l’Italia contrastasse la crisi ma abbiamo utilizzato l’alibi del 51% per una condotta del tutto omissiva»). Con aggiunta di una sviolinata, l’elogio per «chi intende migliorare le regole per un’Europa più equa e più giusta», contrapposto a «chi propone alleanze con la destra populista di Farage».
Insulti e accuse dall’ala grillina: «Traditore!»; «Venduto!»: «Il discorso te lo ha scritto la Picierno…». Mentre dai banchi del Pd partiva un lungo applauso. «Vieni con noi adesso?».
Che cosa farà adesso il fuoriuscito Currò? Per ora prende tempo. «Ogni ragionamento sul mio futuro – fa sapere – è prematuro». Passerà prima al Misto e poi ai dem, si dice. Lo stesso Matteo Renzi ieri era sorpreso nel constatare: che la sua apertura al Movimento era «stata capita».

L’addio di Currò potrebbe generare un nuovo esodo. Il gruppo continua a perdere pezzi. E se ne compiace. Manlio Di Stefano ad esempio esulta: «finalmente…il suo mandato non era quello datogli dal M5S ma quello di Renzi».
NUOVO GRUPPO
Non si può escludere che i fuoriusciti e qualche deputato del Misto mettano insieme una qualche galassia per orbitare intorno al Pd. Lo stesso Renzi anziché rispondere per le rime agli insulti ha usato toni mordidi. L’invito a «recuperare la passione che ha caratterizzato gli elettori che vi hanno eletto», a «non buttarla in caciara perché così non vi votano più». Lo scouting è in piena attività. Sia alla Camera che in Senato. E mentre il web ribolliva dei soliti insulti, l’immancabile commiato che accompagna i fuoriusciti alla porta, alla Camera si sfiorava la rissa.
É successo quando Ignazio La Russa ha attaccato Currò: «Ti devi dimettere per coerenza». Il parapiglia ha coinvolto anche Adriano Zaccagnini, ex grillino, passato a Sel, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia e il 5Stelle Walter Rizzetto, un altro che presto potrebbe fare le valigie. Sono volate parole grosse, “coglione, comunista, fascista, maiale, imbecille…”. E non è ancora il gran finale che qualcuno si aspetta.

Il Messaggero