M5S apre al «modello Consulta»: sentiamo il web poi via al confronto

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L’onda lunga dello tzunami che ha travolto i 5 Stelle dopo l’espulsione degli ultimi due deputati rischia di polverizzare il Movimento. Il passo indietro di Beppe Grillo a favore del direttorio cela infatti altre tensioni inesplose. Una su tutte: il rapporto con Casaleggio pronto a mettere in campo un suo sito e un nuovo simbolo passando la mano al figlio Davide. E il fatto che uno dei guru stia già cercando di mettere al sicuro «il marchio» la dice lunga sul clima che si respira in queste ore.
Venuto meno il collante tutto può sgretolarsi: è la crisi più grave dall’inizio della legislatura. Per ora i 5 designati dall’ex comico preferiscono mantenere il profilo basso. Prima di definire una nuova linea va fermata la centrifuga del fango. Il cambio di linea, «l’apertura» dovrà comunque essere benedetta» dal web. I nomi per il Colle verranno scelti con le solite modalità – il clic – tra una rosa di candidati che il blog proporrà «ma solo dopo aver sentito cosa ne pensano gli altri». La nuova vena dialogante è la novità: «Finora siamo stati a guardare».
IL DIETROFRON DI CECCONI
Intanto anche ieri insulti e accuse. Il capogruppo alla Camera Andrea Cecconi aveva assicurato che l’espulsione di Artini e Pinna, espulsi senza il via libera dei parlamentari, sarebbe stata discussa in un’assemblea congiunta mercoledì prossimo. Il timore di nuovi scontri e di un voto che smentisse il verdetto del web, ha spinto il capogruppo (imbeccato dai capi?) al passo indietro. I suoi colleghi lo hanno appreso solo quando la Boldrini ha comunicato all’Aula il passaggio nel gruppo Misto dei due. Da qui la riunione infuocata del pomeriggio. Il direttorio – mancava solo Di Battista – che provava a calmare le acque, garantendo una guida collegiale. E Cecconi che ammetteva: «È vero, ho firmato io la richiesta per l’uscita di Artini e Pinna dal gruppo scavalcando il presidente Villarosa e l’Assemblea. L’ho fatto – si è giustificato – perché non non potevano rischiare una non-ratifica dopo il voto del web». Il caso-Cecconi è la nuova conferma, semmai occorresse, che i grillini vengono trattati dal vertice come Avatar. Da soli non possono decidere nulla. («Nemmeno Villarosa lo sapeva, ormai Grillo bypassa anche le cariche associative», ha ironizzato l’ex grillino Ivan Catalano). Aspettarsi che il direttorio così proclamato possa andare in direzione ostinata e contraria è pura illusione. Tra Di Maio e Di Battista non c’è mai stato un grande feeling. Carla Ruocco, Sibilia e Fico sono stati finora esecutori ubbidienti. Il primo nodo sarà la nuova ondata di espulsioni. Sulla lista nera sono finiti una ventina di eletti. Sicuri i nomi di Segoni, Mucci, Vacciano, Benedetti, Rostellato, Grande, Bechis, Cariello, Mucc , Benedetti e Terzoni che su Facebook ha pubblicato e poi rimosso la foto dei 5 e la didascalia, «5Stelle in franchising». Il secondo la scelta sul Quirinale. Il Pd darà le carte e i grillini parteciperanno alla partita, Stesso schema della Consulta.
SENATORI INFURIATI

A nessuno è sfuggito poi il trattamento riservato da Beppe Grillo ai senatori considerati inaffidabili da quando, contravvenendo agli ordini di scuderia, decisero di ammutinarsi e votare Grasso presidente. D’allora il gruppo ha perso pezzi fino a scendere dai 54 iniziali a 39 attuali. Il siciliano Mario Michele Giarrusso prova a nascondere la delusione per il trattamento riservato ai rappresentanti di Palazzo Madama. «Da tempo chiedevamo che tra noi e Grillo ci fosse un livello intemerdio e ora lo abbiamo ottenuto», prova a fare buon viso a cattivo gioco. «La linea? Come al solito la discuteremo, questo passaggio possiamo considerarla una sua evoluzione». Sarebbebene spiegarlo Vito Crimi e a Roberta Lombardi, capigruppo della prima ora, messi da parte. Per non parlare di chi alle regionali in Emilia e Calabria «ha dato l’anima» ed è stato ignorato da Grillo, come la Taverna e Morra. Il terremoto è solo iniziato.

Il Messaggero