M5S all’attacco sui tagli agli stipendi dei deputati. Pd: demagogia

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La Camera discute del bilancio interno del 2015 e in aula va in scena il botta e risposta tra gli esponenti del Movimento cinque stelle, all’attacco su stipendi e carriere, e gli esponenti degli altri gruppi, Pd in testa, che li accusano di “demagogia”. Non mancano scintille in aula tra i grillini e la presidente della Camera Laura Boldrini, più volte costretta, vista la tensione, a richiamare tutti al rispetto reciproco. E’ la stessa presidente ad essere oggetto di un commento del deputato M5S Manlio Di Stefano che, ripreso, si rivolge – a microfono aperto e mimando il gesto con la mano – ai suoi colleghi con un “ma questa sta fuori…”. Si parla di bilancio, di stipendi dei parlamentari e di rendicontazione delle spese e i cinquestelle ci vanno a nozze. Il vice presidente della Camera Luigi Di Maio ci va giù duro: “Proponiamo il taglio degli stipendi di tutti i parlamentari e dei loro vergognosi privilegi e la reazione in Aula è sempre la stessa. Insulti, attacchi, reazioni scomposte”. E’ l’accusa di essere “populisti” che Di Maio rispedisce al mittente: “Ma il MoVimento 5 Stelle ha dimostrato che si può fare politica senza rimborsi elettorali e ha dimostrato che si può fare il parlamentare anche tagliandosi lo stipendio. Perché non lo fanno anche gli altri?”. L’idea dei cinquestelle viene rilanciata da un altro deputato, Alessandro Di Battista, secondo il quale si può benissimo fare i “parlamentari della Repubblica con 3.100 euro netti al mese, questo non è populismo, è questione di etica e di serietà”. Perchè, attacca Di Battista, “uno può anche intascare 12 mila euro al mese” ma poi “non vi lamentate se non vi fanno entrare in una piazza senza la scorta o se vi tirano secchi di letame”. Riferimento più che chiaro al governatore della Toscana Enrico Rossi che pochi giorni fa, durante una festa dell’Unità in provincia di Pisa, è stato bersaglio (centrato) di un secchio di letame. A lui la “solidarietà” dei cinquestelle ma il rilievo politico resta. Ai grillini risponde, non senza vis polemica, il capogruppo dem a Montecitorio Ettore Rosato: “E basta con questa demagogia – sbotta -, presidente Boldrini ma lo sa che a Livorno sono riusciti a rimettere i rimborsi spese per la benzina degli assessori? Cosa che non si vedeva da anni. Vedremo cosa farete a Roma sui costi della politica o se dite solo bugie”. Alle accuse dei cinquestelle si ribella anche Sinistra italiana con il deputato Gianni Melilla che spiega come da calcoli fatti gli risulti “che voi restituite una media di 2 mila euro al mese”, “voi date un contributo, noi lo diamo per altri versi. Noi versiamo un po’ di più di voi, noi versiamo 3.500 euro al mese”.

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