Lutto nel mondo del calcio. E’ morto Vujadin Boskov

boskov

BELGRADO  – “Io non dire che Perdomo giocare come mio cane. Io dire che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa con mio cane”. “Rigore è quando arbitro fischia!”. “Benny Carbone con le sue finte disorienta avversari ma pure compagni”. “L’allenatore deve essere al tempo stesso maestro, amico e poliziotto”. ” Pallone entra quando Dio Vuole. Frasi del genere Non passarono certo inosservate per merito della simpatia da vecchio giramondo di Vujadin Boskov, scomparso oggi all’età di 83 anni. Un allenatore intelligente, preparato dal punto di vista tattico, che però era straordinario di prendere tutto con il giusto disincanto. 
Allenatore giramondo lo ricordiamo in Italia con Roma e Sampdoria. I Blucerchiati squadra composta da tanti giovani (a cominciare da Vialli e Mancini) che amavano divertirsi giocando a pallone dimenticandosi a volte del risultato. Lui lo capì, diede tempo a quel gruppo di crescere gradualmente tra vittorie di Coppe Italia (due, 1988 e 1989) e Coppa delle Coppe (1990) prima dello scudetto storico, a cui seguì l’anno dopo una finale di Coppa dei Campioni persa con il Barcellona. Mica un caso però, ma un processo di maturazione con regole precise Perché, cone amava dire “senza dissiplina la vita è dura”. Chissà, insegnamenti di cui avrà fatto tesoro anche Francesco Totti, che fece esordire ragazzino in serie A in un giorno di marzo a Brescia.