L’ultima sfida di Hillary: «Sì, voglio la Casa Bianca»

Hillary Clinton attends the Heads of State luncheon at the 67th General Assembly of the United Naitons, held at the UN Headquarters in New York City

Come sempre, Hillary Clinton è arrivata in ritardo. Tutti aspettavano il suo annuncio presidenziale per mezzogiorno, e invece è venuto alle tre del pomeriggio. Un ritardo calcolato, forse. Dopotutto non c’è stato canale tv o radio, o social network che non sia rimasto attaccato alla notizia. Hillary Clinton in “versione presidenziali 2016” è diversa da quella del 2008: quando finalmente sono arrivati il tweet e il video, non abbiamo ascoltato una Hillary comodamente seduta in poltrona come una regina, ma abbiamo visto scorrere immagini di famiglie, di giovani, anziani, pensionati, operai, gay, bianchi e neri. Una Hillary populista, che promette di essere la loro “campionessa”: «Combatterò per voi. Perché quando le famiglie sono forti, l’America è forte».
LE PRIMARIECollaboratori e strateghi avevano assicurato che questa volta la ex first lady non girerà l’America come una trionfale corazzata ma come una “nonna”, saggia, affettuosa, pronta a sedersi a fare quattro chiacchiere accanto al caminetto. Dopo l’annuncio, è partita alla volta dell’Iowa, dove nel 2008 subì una cocente sconfitta, piazzandosi terza dietro Barack Obama e il senatore John Edwards. Nello Stato che terrà le primarie il prossimo gennaio, Hillary ha fissato decine di appuntamenti, piccoli, con gruppi ristretti di persone, all’insegna delle direttive date dal manager della sua campagna, Robby Mook, che ha chiesto un comportamento «di squadra, disciplinato e umile».
A 67 anni, dopo esser stata first lady, senatrice e Segretario di Stato, Hillary Rodham Clinton deve evitare di apparire la candidata del passato, e convincere gli elettori che con lei si camminerà verso un futuro migliore. Deve essere indipendente, ma allo stesso tempo leale verso Obama. Alle elezioni di metà mandato dello scorso novembre, i democratici “cuor di coniglio” hanno chiesto a Obama di star loro lontano, e hanno perso tutti o quasi.
LA CLASSE MEDIAHillary sa cioè che mostrarsi vigliacchi non è vincente. Ma deve allontanarsi un po’ da Obama e quindi sta puntando su un elemento “sicuro”: nel promettere di difendere la classe media, assicura di essere «una combattente» che sa «ottenere risultati» pur mentre «riesce a collaborare con il Congresso». Non ci sono rischi di apparire sleale puntando su quello che invece è stato il ben noto tallone di Achille di Obama, e cioè il contrasto continuo con il Congresso.
Ma i rivali sono sul piede di guerra, e lanciano il progetto “Stop Hillary”: oggi scende in campo il giovane senatore della Florida, Marco Rubio, che già l’ha attaccata ieri. Con la sua, sono arrivate anche le voci di Rand Paul, il senatore del Kentucky già sceso in pista la scorsa settimana, e di Jeb Bush, che non ha ancora dichiarato la propria candidatura, ma ha attaccato Hillary con toni ufficiali, condannando la politica estera Clinton-Obama che secondo lui ha «danneggiato il rapporto con gli alleati e galvanizzato i nemici».

Il Messaggero