L’Ucraina alle urne sceglie l’Europa

EUROPA UE 1

L’Ucraina “cementa” la sua scelta europea. Così si interpretano i primi exit polls resi pubblici alla chiusura dei seggi elettorali. La differenza tra le tre rilevazioni disponibili è minima. Secondo la più autorevole il “blocco presidenziale Poroshenko” ha ottenuto il 23% dei voti, il Fronte popolare dell’attuale premier Arsenij Jatseniuk il 21,3%, gli intellettuali di “Auto Aiuto” il 13,2%.
Seguono staccati il blocco dell’opposizione dell’ex partito delle Regioni del deposto leader ucraino Viktor Yanukovich con il 7,6%, i radicali anti-russi con il 6,4%, gli ultra-nazionalisti di “Svoboda” con il 6,3%, Patria dell’ex pasionaria della rivoluzione arancione del 2004 Julija Timoshenko con il 5,6%. Queste sono le compagini che hanno superato la barriera del 5% per avere una propria rappresentanza parlamentare. Restano clamorosamente fuori dalla Rada i comunisti (per la prima volta da un secolo a questa parte) ed i nazionalisti di “Pravy Sektor”, l’ala militare del Maidan, che ha cacciato con la forza Yanukovich.
«Sarà un Parlamento confortevole», ha commentato Jurij Lutsenko, capo del blocco presidenziale. Il mandato popolare al duo Poroshenko-Jatseniuk per riforme democratiche europee è chiaro. Delusa invece la Timoshenko, che nonostante l’appannamento della sua stella è riuscita a far eleggere lo stesso una ventina dei suoi. L’affluenza alle urne è stata inferiore alle attese di circa una decina di punti in meno rispetto alle presidenziali di maggio, segno che il Paese è stanco di questa interminabile battaglia politica.
I DEPUTATI
Ieri gli ucraini hanno scelto 423 deputati su 450 in organigramma alla Rada, metà col sistema proporzionale e l’altra metà con quello maggioritario. Non si sono tenute consultazioni in 12 circoscrizioni in Crimea ed in 15 sparse nei distretti in mano ai separatisti in Donbass e nella regione di Lugansk. Gli sfollati hanno potuto votare in seggi diversi rispetto a quelli di appartenenza, mostrando semplicemente la carta di identità con l’indicazione della residenza.
Il presidente Petro Poroshenko è volato a sorpresa a Kramatorsk nel Donbass settentrionale. «Sono venuto qui – ha spiegato il capo di Stato ucraino – per difendere i diritti elettorali del personale in servizio». Circa l’80% dei militari nelle «zone dell’operazione anti-terrorismo» ha partecipato al voto. Gli osservatori internazionali, presenti nella repubblica ex sovietica, hanno comunque espresso «seria preoccupazione» sugli effetti che la violenza all’Est ha avuto su questa consultazione. In tanti non hanno potuto esercitare il diritto. I dati provvisori sull’affluenza nel Donbass sono eloquenti: 25-30%.
A Kiev la giornata di sole ha reso le votazioni ancora più tranquille. Il corso principale capitolino, il Kresciatik, è stato – come al solito nei fine settimana – chiuso al traffico. Le famiglie hanno portato i bambini a giocare sul Maidan sotto l’attento sguardo di numerose unità della polizia e di volontari. Anche nella metropolitana la presenza di forze dell’ordine si è fatta notare.
L’attenzione si sposta ora sui separatisti filorussi intenzionati a svolgere proprie elezioni domenica prossima. La comunità internazionale ha già reso noto che non riconoscerà la loro validità.

Il Messaggero