Lotito non molla il “Trono”

Claudio Lotito 1

Nell’Italia “pallonara”, che tratta il calcio come una guerra e la guerra come un match calcistico, il tifoso in qualità di parte imprescindibile dell’esistenza del proprio club, ha sempre il diritto di dire la sua. E spesso, in maniera civile, anche di fare ciò che vuole. Non c’è da stupirsi se la contestazione dei tifosi biancocelesti nei confronti di Claudio Lotito , vada avanti in maniera incondizionata. Anzi, la condizione per cessare il fuoco ci sarebbe, ma è l’ipotesi al momento meno caldeggiata e voluta dallo stesso Presidente, ovvero, abbandonare la nave e gettare per terra le armi. I due schieramenti rimangono fermi nelle loro posizioni e in questa “guerra di trincea, a pagarne le spese sono proprio i giocatori che scendono in campo, che non si sentono più cittadini nel proprio Stato e cominciano a sentire l’esigenza di emigrare altrove.

LOTITO: “IO SONO UN COMBATTENTE” – Il presidente non ha alcuna intenzione di venire incontro alle richieste dei tifosi, che non reputa costruttive ma distruttive. Anzi, rivendica i propri diritti e i propri successi ottenuti da quando è sul gradino più alto nella gerarchia biancoceleste : ” Quando l’ho presa, la Lazio aveva 550 milioni di debiti. Da quando ci sono io c’è una rappresentanza in Lega e Figc mai avuta nella storia. Ha una catena di negozi, una radio, una tv, una rivista”.

Il concetto chiave di questo astio potrebbe risiedere nel principio machiavellico espresso nel Principe. Il principe dev’esse laudato o vituperato? Meglio vituperato, in quanto chi ama non sarà mai riconoscente, mentre chi teme porterà timore e rispetto. Da qui, la frase emblema del suo discorso : “Io sono colpevole solo di troppo affetto”.

LIBERA LA LAZIO – Il popolo biancoceleste si sente tradito e vessato dal suo ‘sovrano’, ed è disposto ad abbandonare temporaneamente il sostegno ai propri giocatori (l’essenza vera del calcio) piuttosto che fare finta di nulla e abbandonare gli ideali di rivoluzione.

Gli ultras della Curva Nord continueranno ad oltranza, e una propria rappresentanza dichiara : “Il nostro auspicio è che lui capisca quello che vogliamo, il senso di appartenenza non si misura da una scritta nel colletto della maglia. Noi non abbiamo nessun tipo di interesse, vogliamo semplicemente un futuro migliore per la Lazio”.

COME ANDRA’ A FINIRE? – E’ chiaro il futuro è tutto nelle mani di Lotito, fare un passo indietro o in avanti? Il concetto è lo stesso, la situazione sembra arrivata ad un punto di non ritorno, ma il numero uno biancoceleste deve cercare di riconquistare, almeno in parte, il tifoso laziale: innesti societari, campagna acquisti e iniziative che rappresentino lo spirito vero del supporter biancoceleste.

Non voglio sindacare in merito alla vicenda, ma una riflessione viene spontanea: il tifoso spesso racchiude tanta passione, ma poca pazienza. Il presidente imprenditore, spesso, di pazienza ne ha in abbondanza, ma pecca di passione. Il problema, nel mondo del calcio, è che è attorniato da tanti micro-mondi conditi di denaro che spesso distraggono dal vero senso di questo sport. Ecco, forse tifo e società dovrebbero un attimino rientrare nei propri ruoli, tornare a volare basso per spiccare di nuovo il volo, come l’aquila biancoceleste.

Alessia Novelli