Loris, il mistero di quei 36 minuti dopo il ritorno della madre a casa

Delitto Andrea Loris Stival

SANTA CROCE CAMERINA (Ragusa) Segni «evidenti» sui polsi. L’autopsia sul piccolo Loris, ormai al sesto giorno, continua a distillare le sue orribili verità. Potrebbero essere le braccia di un adulto che l’ha immobilizzato, o addirittura il segno di altre fascette, questo ancora non si sa. Come non si riesce a dare una cifra a questo delitto: un raptus? una vendetta? o che altro ancora?
Un aiuto potrebbero fornirlo, se solo la sorte si decidesse a venire incontro, le analisi del dna sulle forbicine trovate nella cameretta del bambino. Presentano «tracce organiche», potrebbero anche essere di chi ha usato quelle forbicine per tranciare la fascetta elettrica che sabato mattina l’ha strangolato. Come un altro aiuto potrebbe darlo i tabultati telefonici, ormai imminenti.
Mentre un aiuto sicuramente non lo dà l’antifurto satellitare che la mamma di Loris giovedì pomeriggio ha spontaneamente consegnato. Era piazzato sulla Polo nera, per ridurre la polizza dell’assicurazione, e in teoria avrebbe dovuto ricostruire tutti i suoi movimenti sabato mattina. Forse già fuori uso, di sicuro inutile alle indagini.
UN RACCONTO POCO CREDIBILE
Lei Veronica Panarello, 25 anni e una vita difficile già alle spalle – una famiglia tanto complicata, due tentativi di suicidio – resta una libera cittadina, neanche indagata, nonostante le ombre invece che diradarsi aumentino. Ha sostenuto in due diverse deposizioni di aver accompagnato Loris a scuola e invece non l’ha mai fatto, e soprattutto la ricostruzione del resto di quella mattina si presenta sempre più piena di buchi.
C’è un momento cruciale in quelle ore, e solo le diverse telecamere sparse per il paese possono aiutare a ricostruirlo. Dopo 36 lunghissimi minuti passati a casa dopo aver accompagnato il fratellino all’asilo (dov’era Loris? Cosa è accaduto in quella mezzora?) alle 9.25 Veronica lascia la casa di via Garibaldi, a Santa Croce Camerina. L’aspettano cinque chilometri lontano, a Donnafugata, per un corso di cucina. Chiunque abbia fatto quel tragitto riconoscerà che non si impiega più di un quarto d’ora. Invece Veronica si presenta alle dieci meno cinque, almeno quindici minuti in in più rispetto a una plausbile tabella di marcia.
Nessuno a Donnafugata le chiederà ragione di quel ritardo – l’inizio del corso era fissato alle nove e mezza – perché, in realtà, anche molte delle sue compagne non sono state puntuali. Eppure lei trafelata dirà: «Scusatemi…». No, la strada per il Mulino vecchio, dove Loris sarebbe stato trovato morto nel pomeriggio, non è la stessa per Donnafugata. Bisogna deviare comunque per una strada secondaria, una strada poderale. Ma perché quel ritardo?
Gli investigatori stanno avvolgendo e riavvolgendo anche il film dei momenti in cui dà l’alllarme. Perché Veronica si presenta a scuola puntualissima, anzi addirittura in anticipo, alle 12.25. Lascia che escano solo un paio di classi e poi dà subito l’allarme. Non parla prima con le maestre, non va a cercare Loris aula per aula. Chiama direttamente i Vigili urbani e poi i Carabinieri.
LA VERITÀ DELLE MAESTRE
Poi le fascette, la storia incredibile delle fascette. Sarebbe da non crederci, se alla fine due maestre non l’avessero in qualche modo confermata. Loro, che lunedì pomeriggio vanno a trovarla per darle le condoglianze, per farle sentire l’affetto della scuola, e lei che insiste per riconsegnare degli oggetti di Loris, e soprattutto delle fascette. Insiste anche con Davide, il suo compagno: «Valle a prendere…».
Le due maestre diranno che quelle fascette in classe non le hanno mai usate, troppo pericolose per bambini di quell’età. Ma comunque le prendono e avvisano gli investigatori. Cosa le abbia così velocemente insospettite ancora non si sa, anche perché lunedì pomeriggio l’autopsia non aveva ancora rivelato che Loris proprio con una fascetta elettrica al collo era stato strangolato. Comunque l’hanno fatto.
Il resto, incredibile anche questo, si è saputo ieri pomeriggio da chi indaga: «Quelle fascette sono compatibili con il delitto».

IL MESSAGGERO