L’occhio elettronico della municipale contro velocità e sosta selvaggia

Autovelox

Il primo passo saranno gli autovelox, infilati a sorpresa lungo le strade più trafficate della Capitale. A seguire i nuovi «street control», le telecamere installate sui tetti delle pattuglie per immortalare «a raffica» le auto in divieto di sosta. Da lunedì scorso i primi sette autovelox stanno monitorando a rotazione alcune strade ad alto rischio, come la Appia Nuova, la Via del Mare, i lungotevere, via Trionfale e via Leone. Beccati dai vigili in quattro ore 1067 automobilisti che sfrecciavano oltre i limiti consentiti. Il primato spetta a via Trionfale, prima in classifica con 270 violazioni su 602 passaggi, tra cui alcuni piloti pizzicati a oltre 150 chilometri orari per i quali è scatterà la sospensione della patente da 6 mesi a un anno e una multa di 1.642 euro. Le macchinette, intanto, continueranno a scattare lungo altre strade, come previsto dal progetto “Andate piano” che verrà ampliato entro un mese fino a raddoppiare, con 15 autovelox impegnati contemporaneamente.

DOPPIE FILE
Contro sosta selvaggia, invece, il Comando della polizia locale, diretto da Raffaele Clemente, ha già acquistato gli street control, telecamere che saranno installate sul tetto delle pattuglie, in grado così di ricavare immagini preziose delle infrazioni. Con i dispositivi si potranno non solo pizzicare i furbetti della doppia fila, ma anche vedere in tempo reale se un’auto è senza assicurazione, semplicemente sfilandogli a fianco. Il sistema allerterà direttamente l’operatore a bordo della pattuglia anche in caso di accessi alla Ztl senza permesso, passaggi col semaforo rosso, con la possibilità di verificare «in corsa» se un veicolo è rubato. E constatare se un’auto di passaggio ha multe pregresse, magari ancora da notificare, o addirittura non pagate, così da poter fermare direttamente il conducente. Secondo il Comando generale si potrà addirittura mappare con precisione satellitare ogni buca della città. Alla pattuglia basterà pigiare un pulsante, scattare la foto e inviare il tutto alla centrale automaticamente corredato di coordinate gps.

LE POLEMICHE
Non mancano però le polemiche. Qualcosa di simile, infatti, fu già sperimentato a Roma nel 2004. Si chiamava «Provida 2000», l’antenato delle multe a strascico. Un sistema che produceva ottimi risultati con un’unica controindicazione: migliaia di ricorsi al giudice di pace e al prefetto. Tanto che dopo qualche mese il Comune fu costretto ad abbandonare la novità per i costi eccessivi di carte bollate e udienze. Sulla controversa questione c’è anche una nota firmata dal Ministero dei Trasporti. Poche righe per spiegare che i sistemi di videosorveglianza, ovvero le telecamere (implicitamente anche lo street control, se non verbalizzato sul posto) mentre possono essere idonei a dimostrare l’avvenuta violazione, «non risultano tuttavia adatti a dimostrare l’assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo circostanza che può essere accertata solo dall’intervento diretto dagli organi di polizia stradale e pertanto non risulterebbe giustificata la contestazione non immediata».

IL MESSAGGERO