Lo sfogo di Antonio Conte: “Ecco perché lascio la Nazionale”

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Non poteva durare molto. Troppo “focoso” Antonio Conte per poter resistere sulla panchina della Nazionale italiane. E infatti dopo gli Europei 2016 se ne andrà. L’ufficialità l’ha data il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, ma da settimane si parlava di un accordo già firmato tra l’ex allenatore della Juventus e il Chelsea. Insomma il futuro di Conte è in Premier anche se lui, per ora, non si sbilancia: “In questo momento non mi seduce niente, non mi deve intrigare niente. Sono il ct della Nazionale e sono lieto di esserlo.Valuterò in futuro cosa può accadere”.

Ma intanto si toglie qualche sassolino. “Mi era stata chiesta giustamente correttezza sotto tutti i punti di vista, di fare chiarezza sulla mia posizione prima degli Europei visto che il contratto sarebbe scaduto – sottolinea -. Mi sembra di averci pensato, di aver ponderato bene la decisione sotto tutti i punti di vista e quando ero certo al 100% di quello che avevo dentro l’ho detto in maniera serena al presidente, che è la persona che mi ha voluto qui, mi ha scelto lui. Per me quella di ct è un’esperienza fantastica e mi rimarrà per tutta la vita”.

“Hanno prevalso tante situazioni e ho ascoltato il mio cuore come quando ho accettato la Nazionale – prosegue -. Dopo la qualificazione agli Europei, a ottobre, sarà stata la gioia, il fatto di creare un gruppo di calciatori affiatato, ma ero pieno di soddisfazione. In quel periodo ho valutato se c’era la possibilità di andare avanti, ma poi sono passati altri 4 mesi ed è stata veramente dura. Stare 4 mesi senza fare niente e pensare ad altri due anni così… ho avvertito una difficoltà. Bisogna capire dove si è felici. Io sono felice qui ma so anche che farei molta fatica a stare in garage”.

E ancora: “Nel cuore conservo una piccola speranza che possa cambiare la data della finale di Coppa Italia. In caso contrario dovremo fare delle riflessioni. Avevo messo in preventivo di dare 6-7 giorni di riposo ai calciatori, alle volte si parla di infortuni, di tutela dei calciatori ma questo poi non avviene. Non è che stessi chiedendo dei giorni in più per me, ma avere dei calciatori un pò più brillanti. Dopo il  fallimento del Mondiale si era partiti con tanti propositi ma devo prendere atto che sono stati disattesi, abbiamo fatto come i gamberi”.

L’ultima battuta è per l’eredità che lascia a chi verrà: “Abbiamo lavorato molto sulla maglia azzurra, sulla necessità del ritorno di quella voglia di vestire questa gloriosa maglia. Abbiamo lavorato tanto e abbiamo ottenuto dei risultati, nel bene e nel male si viene con grande voglia a vestire questa maglia, se c’è qualcuno infortunato è dispiaciuto di non essere con noi. Abbiamo ritrovato dei valori importanti che nell’ultimo periodo si erano un po’ persi di vista. Ci sono dei calciatori che stanno crescendo, possono fare bene e bisognerà proseguire nel lavoro. Abbiamo un settore giovanile che negli ultimi sei anni ha fatto dei progressi importanti”.

Ed è proprio da qui che riparte il presidente Tavecchio tracciando un identikit, ancora provvisorio, del successore. L’obiettivo è “tornare all’antico”, con ingaggi meno importanti e più interesse per i tecnici federali: “Ricordo i grandi risultati delle nostre nazionali del 1982 e 2006, abbiamo sempre vinto con la scuola federale, con una filosogia di spiccato senso di appartenenza ai colori azzurri, con quella che gli spagnoli chiamano la ‘cantera’ degli allenatori”.

IL TEMPO