Lo sfogo dell’ex Cavaliere «I pazzi non li sopporto più»

SILVIO BERLUSCONI 3

«O finisce la pazzia o me ne vado. E non si salverà nessuno». Silvio Berlusconi predilige da sempre l’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam, ma quella è un’altra cosa. Questa, nell’ottica berlusconiana, è la «pazzia» della Lega e del suo segretario («Salvini sta giocando la partita per Renzi e con i suoi toni assurdi gli regalerà i voti dei moderati»), l’«autolesionismo» di Forza Italia, l’«estremismo velleitario» di Fratelli d’Italia e l’«impuntatura» di Alfano che non vuole rapporti con il Carroccio. «Ma non lo vogliono proprio capire – insiste con i suoi interlocutori il leader da Arcore, massaggiando il suo piede ferito, ma la ferita dell’ingratitudine e della «pazzia» degli altri è quella per lui più dolorosa – che potremmo avere un’alleanza a cinque punte e Renzi sarebbe battibilissimo se noi non ci auto-condanniamo all’irrilevanza e alla sconfitta?». Fa i conti e li rifà Berlusconi: «Forza Italia con la Lega, con Ncd-Udc, con Fratelli d’Italia e mettiamoci perfino Passera, può tornare a rappresentare la maggioranza degli italiani che ora non ci segue perchè ci vede divisi». La tentazione è quella di «mollare tutto e andare via». Ma si può? Ogni giorno che passa la pulsione al ritiro cresce ma sa anche molto bene, Silvio, che la politica gli serve assai in questa fase di nuova offensiva di Mediaset sul fronte economico-finanziario. Ogni occhiata che rivolge fuori dalla reggia di Arcore – dove è sempre più rinchiuso e i fittiani ma non solo loro lo descrivono come osteggio del Cerchio Magico – gli trasmette una situazione di dissoluzione in atto sia sul fronte delle alleanze sia su quello interno al partito.
CARO SANDRO

Il leader ha telefonato all’ormai quasi ex forzista Bondi, per manifestargli il suo dispiacere per le parole di fuoco che il caro amico ha rivolto alla corte berlusconiana per le «epurazioni» di fittiani in corso in Piemonte (dove vive e opera l’adoratissima fidanzata di Sandrone, Manuela Repetti). Ma «non si può stare, caro Sandro, in un partito, comportandosi come se si stesse fuori». E si tratta di un partito rimasto senza euro in cassa e che ha disdetto l’affitto della sede faraonica di San Lorenzo in Lucina per andare in un anonimo appartamento (più call center che quartier generale politico) da 300 metri quadri con dentro non più di venti dipendenti (per gli altri da aprile non ci saranno più i soldi per gli stipendi). Un partito senza luogo, sfrattato da se stesso.
LA TRATTATIVA

Intanto, ecco l’appello che per telefono anche in queste ore Berlusconi va rivolgendo a Maroni e a Zaia: «Fatelo ragionare». Silvio unisce la voglia di trattare a oltranza con la Lega e la stanchezza di chi non riesce a far capire agli altri, compresi quelli del suo partito, che gli aut aut e le fronde non portano da nessuna parte.
«Io i pazzi non li sopporto più!», è lamento dell’ex Cavaliere che però fa andare avanti con tutti i mezzi possibili la trattativa con il Carroccio. Ignazio Abrignani cerca di fare moral suasion su Salvini e lo definisce «una risorsa e può benissimo lavorare insieme con noi». Altero Matteoli, presidente del tavolo sulle Regionali, vede aperture nel comizio romano di Salvini e comunque: «Se il leader leghista, per fare l’accordo con noi, vuole una Forza Italia all’opposizione del governo Renzi, ci siamo». Chi non c’è, in questa fase, è Verdini, come dire l’uomo-tutto nell’ambito dell’organizzazione del partito sui territori: con Denis sull’Aventino, qualsiasi cosa, a cominciare dalle Regionali, sta diventando più difficile. E le preoccupazioni dell’Ex Cavaliere sembrano implacabili.

Il Messaggero