Lo schiaffo del Pontefice ai politici «corrotti»

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Dire che sono rimasti sconcertati è un eufemismo. I 518 tra parlamentari, ex parlamentari, ministri e sottosegretari, guidati dai presidenti di Camera e Senato, che hanno partecipato ieri mattina alla Messa celebrata da Papa Francesco hanno dovuto ascoltare parole molto chiare e altrettanto dure. E dire che la celebrazione era stata spostata da S. Marta alla Basilica Vaticana proprio perché tantissimi, accompagnati da mons. Leuzzi, rettore della chiesa di San Gregorio Nazianzeno a Montecitorio, avevano chiesto di essere presenti. E forse sono stati molti a pentirsi dell’alzataccia… Francesco, infatti, ha preso spunto dall’atteggiamento della «classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei» dell’epoca di Gesù «chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia». Non ascoltano la chiamata del Signore perché «erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo». Il «popolo di Dio era solo» mentre la classe dirigente «era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne. E il popolo, là… Avevano abbandonato il gregge».

Il problema, ha sottolineato il Papa riprendendo un concetto già espresso in passato, è che tutti sono peccatori ma questi «erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti». Un ammonimento chiaro a quanti rappresentano oggi la classe dirigente del nostro Paese: «Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: “Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!”. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per Dio». Ricordando il periodo quaresimale, il Papa ha concluso pregando «il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza» che «viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi “dottori del dovere”» che «reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere».

Botte da orbi, insomma. La sintesi migliore è forse quella della presidente della Camera, Boldrini: «Il Papa è stato anche un po’ severo, ma penso che ci stava», ha commentato. Appunto, ci stava. Con buona pace dei tanti deputati e senatori che si sono sentiti punti sul vivo rilanciando l’accusa di populismo nei confronti del Pontefice. Senza rendersi conto che continuano proprio in quell’atteggiamento di distacco dal popolo da cui li ha messi in guardia Francesco.

Che più tardi ha ricevuto Barak Obama. Un saluto informale e un clima molto disteso: «È un onore conoscerla, sono un suo grande ammiratore» ha detto il presidente degli Stati Uniti. Il colloquio privato è durato 52 minuti, seguito dall’incontro con il segretario di Stato cardinale Parolin e il sostituto mons. Mamberti. Colloqui che hanno riguardato «alcuni temi attinenti all’attualità internazionale, auspicando per le aree di conflitto il rispetto del diritto umanitario e del diritto internazionale e una soluzione negoziale tra le parti» spiega una nota della S. Sede.

Non è mancato il confronto «su questioni di speciale rilevanza per la Chiesa nel Paese, come l’esercizio dei diritti alla libertà religiosa, alla vita e all’obiezione di coscienza nonché il tema della riforma migratoria. Infine, è stato espresso il comune impegno nello sradicamento della tratta degli esseri umani nel mondo». Più tardi Obama ha detto che «abbiamo parlato di due sue inquietudini, i poveri e gli emarginati, e le ineguaglianze che continuano ad aumentare» sottolineando la «capacità di Sua Santità di aprire gli occhi della gente. Sono incredibilmente commosso dalla sua compassione per gli esclusi e gli ultimi. Sono rimasto profondamente emozionato dalle riflessioni del Papa sul fatto che abbiamo tutti una prospettiva morale sui problemi mondiali».

IL TEMPO