Lite sulle riforme poi arriva l’intesa Lunedì si va in aula Renzi: non la temo

MATTEO RENZI 7

ROMA Il testo delle riforme costituzionali ha ottenuto l’ok della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama, e lunedì sarà in aula. Contro ogni previsione, visto che ieri mattina proprio il leghista Roberto Calderoli, relatore del disegno di legge insieme con la democratica Anna Finocchiaro, aveva annunciato seccamente: «Io la firma a quell’emendamento non la metto».
Il segmento della riforma che ha rischiato di farne deragliare l’intero treno, coincideva con l’ultimo punto appena sciolto da Forza Italia e Partito democratico: il principio della proporzionalità con cui i senatori saranno scelti dai consigli regionali. Secondo il Carroccio e l’alfaniano Andrea Augello, infatti, la correlazione tra l’attribuzione proporzionale dei seggi e la composizione di ciascun consiglio regionale, se viziata dal premio di maggioranza nella composizione dei gruppi, avrebbe finito per svantaggiare i partiti più piccoli: «Così non va, non c’è accordo. A questo punto andiamo in aula lunedì e lì scioglieremo i nodi», la minacciosa conclusione di Calderoli, sapendo di poter contare sull’opposizione di Sel, M5s ed ex M5s (che propongono l’elezione diretta dei senatori da parte dei cittadini).
A mediare, per metà giornata, è stata anche la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, ottenendo che comunque la commissione votasse l’intero testo del ddl in serata, nella speranza di trovare nel frattempo un’intesa su una nuova formulazione dell’emendamento.
IL DISGELO
Poi, il segnale del disgelo, con la relatrice Finocchiaro, che è anche presidente della commissione, «disponibile» a recepire modifiche al proprio emendamento, al termine di una lunga riunione tra gli stessi relatori, i partiti che sostengono il testo, e la ministra Boschi. «La quadra è stata trovata. Abbiamo avuto un chiarimento con il leader di Ncd Angelino Alfano, e abbiamo spiegato che non c’è malizia nel testo»: ha confermato il capogruppo forzista Paolo Romani che nel primo pomeriggio aveva riunito il gruppo. Una riunione difficile, dopo la richiesta di 23 senatori di Forza Italia , tra i quali Augusto Minzoli e Cinzia Bonfrisco, di rinviare l’avvio della discussione in aula a dopo la riunione dei gruppi di Fi con Berlusconi, in programma per martedì. «Ci aiuterà a trovare le sintesi che si potranno raggiungere nel rispetto di ogni sensibilità», ha spiegato Bonfrisco. 
A tutti, però, Denis Verdini ha ricordato che il patto del Nazareno va rispettato. Così, nel tardo pomeriggio, la commissione ha approvato l’emendamento dei relatori, nella nuova riformulazione che prevede che i senatori vengano eletti dai Consigli regionali su base proporzionale, per poi dare l’ok definitivo al testo, votato dalla maggioranza, Lega e Forza Italia. «E’ una giornata di straordinaria importanza per il Paese, il processo di riforme strutturali avviato sta producendo tappe con un ritmo giusto. Non ho paura del voto dell’Aula perché se al Senato ci sarà qualcuno che vuole frenare comprensibilmente è perché magari non ricorda neanche il recente passato», ha dichiarato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Che conta di incassare il voto del Senato prima della pausa estiva.

IL  MESSAGGERO