L’Isis decapita anche Sotloff Il boia agli Usa: «Sono tornato»

SOLADTO ISIS DECAPITATO

«La vita di questo cittadino Usa, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni». Così terminava il video diffuso il 19 agosto in cui il boia dall’accento britannico mostrava la decapitazione del giornalista americano James Foley. Quel cittadino era l’altro giornalista americano Steven Sotloff, rapito in Siria nell’agosto 2013. In questi 24 giorni Obama non ha cambiato la sua linea per contrastare l’Isis in Iraq e in Siria e il boia dall’accento inglese – secondo le prime analisi della voce sarebbe lo stesso – non ha nemmeno lui cambiato idea. E in un video intitolato “Secondo messaggio all’America” ha mostrato la decapitazione del trentunenne di Miami che, secondo alcuni 007 Usa, potrebbe essere avvenuta lo stesso giorno di quella di Foley mentre per altri risalirebbe a qualche giorno fa. Anche a Sotloff viene imposto di dire che «pago il prezzo» degli attacchi di Obama in Iraq. Anche lui vestito con una tunica arancione. E dopo di lui, annuncia il boia, potrebbe toccare all’ostaggio britannico, David Cawthorne Haines.
IL TESTO COMPLETO
Il video è stato diffuso dal sito di intelligence Site. «Sono tornato, Obama, e sono tornato a causa della tua arrogante politica estera verso lo Stato Islamico. Fintanto che i tuoi missili continueranno a colpire il nostro popolo, i nostri coltelli continueranno a colpire il collo del tuo popolo». Questa è «un occasione per avvertire i governi che entrano in questa malvagia alleanza con l’America contro lo Stato Islamico: si tirino indietro e lascino il nostro popolo in pace» ammonisce il boia dopo aver fatto parlare Sotloff.
«SAPETE CHI SONO»
«Sono Steven Joel Sotloff. Sono sicuro che a questo punto sappiate chi sono e perché appaio davanti a voi. Ecco il mio messaggio. Obama, la tua politica estera di intervento in Iraq avrebbe dovuto servire a tutelare vite e interessi americani; così perché adesso io pago il prezzo della tua interferenza con la mia vita? Non sono un cittadino americano? Hai speso miliardi e abbiamo perso migliaia di uomini in combattimenti contro lo Stato Islamico, qual è dunque l’interesse del popolo a riaccendere questa guerra? Per il poco che so di politica estera ricordo il tempo in cui non potevi vincere un’elezione senza promettere di riportare le truppe indietro da Iraq e Afghanistan e di chiudere Guantanamo. E ora siamo qui, verso la fine del tuo mandato: non hai raggiunto nessuno di questi obiettivi e stai ingannevolmente conducendo il popolo americano verso il fuoco».
Per cercare di salvare il figlio, la famiglia Sotloff, aveva implorato Obama. Lo salvi «con qualunque mezzo necessario» era l’appello rivolto alla Casa Bianca che ieri, attraverso il portavoce Josh Earnest, ha detto che gli Stati Uniti hanno dedicato «quantità significative di tempo e risorse significative» nel tentativo di salvare la vita di Steven Sotloff.
Il 27 agosto, la mamma si era rivolta anche al capo dell’Isis, Abu Bakr al Baghdadi, pregandolo «di liberare mio figlio, un giornalista innocente che ha viaggiato molto nel Medio Oriente per parlare delle sofferenze dei musulmani sotto il gioco dei tiranni». Un appello cestinato il giorno dopo in nome «degli islamici catturati e uccisi dagli Stati Uniti».

IL MESSAGGERO