L’ira di Renzi: nuovo Senato o alle urne più la palude frena, più voti prendiamo

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ROMA «Quelli chiusi nel Palazzo continuano a perdere tempo, ma non mi faccio certo impaurire dall’ostruzionismo». La decisione della conferenza dei capigruppo del Senato di «perdere un’altra settimana» e di limitarsi da lunedì a sedute a oltranza, non ha fatto felice Matteo Renzi. Il premier comincia a considerare concreto il rischio di veder slittare a settembre la riforma costituzionale.
Così, a palazzo Chigi, si torna a parlare (controvoglia) di elezioni anticipate. «La mia è un’agenda di legislatura fino al 2018», è il ragionamento del premier, «ma non possiamo permetterci di arrivare con la riforma a settembre. Se la palude vince adesso che abbiamo il 41%, la palude vince per sempre. Allora, nel caso, meglio andare alle elezioni». Forse in autunno, forse perfino durante il semestre di presidenza dell’Unione europea. Tanto più che «ogni giorno di ostruzionismo è ulteriore di consenso nel Paese per il governo».
Una rabbia controllata, quella di Renzi. Una rabbia che, di buon mattino, ha condiviso con Giorgio Napolitano. Al capo dello Stato, il premier ha illustrato i rischi del rinvio e ha raccontato le sue preoccupazioni. Tant’è, che poco più tardi, Napolitano è sceso nella trincea scavata Da Renzi. Respingendo l’accusa di autoritarismo lanciata dai Cinquestelle. Offrendo piena legittimazione al tentativo del governo: «L’impegno per le riforme di Renzi è su mandato del Parlamento a schiacciante maggioranza».
«NESSUNA TRATTATIVA»
Per evitare di essere «preso in giro» e di «perdere altro tempo», Renzi non è disposto ad aprire trattative con Sel e Cinquestelle. «Io non tratto su nulla di sostanziale, questa riforma è già frutto di mediazione», ha fatto sapere a Maria Elena Moschi. E la ministra, durante la conferenza dei capigruppo del Senato, ha dato seguito alla consegna. Alla capogruppo di Sel, Loredana De Petris, che le suggeriva di usare l’approvazione dei decreti in scadenza «come spazio di riflessione», rispolverando la richiesta del Senato elettivo, della riduzione del numero dei deputati «in modo di riequilibrare» il metodo di elezione del capo dello Stato, la Boschi ha risposto a brutto muso: «Basta trattative. Dopo mesi di discussione si deve procedere».
Il problema, per Renzi, è che la Lega ormai si è sfilata dall’accordo e che Forza Italia ondeggia paurosamente a causa della pressione dei dissidenti. La prova: il capogruppo Paolo Romani ha tentato (inutilmente) si suggerire una mediazione: «Cosa facciamo? Andiamo avanti a oltranza senza una proposta di mediazione? Così non si sa quando si finisce». Già, quando? Il presidente del senatori pd, Luigi Zanda, parla di «fine anno, se va bene». E lo stesso Romani azzarda la previsione di «duecento giorni». 7831 emendamenti sono tanti. Troppi.
DUELLO SULLA GHIGLIOTTINA
Uno scenario da brividi per Renzi. Così il premier è determinatissimo a chiedere la sospensione delle vacanze dei senatori, se entro l’8 agosto non arrivasse il via libera. Con un altro problema: il presidente del Senato, Pietro Grasso, non appare disposto a concedere il contingentamento dei tempi. Il motivo: sulle materie costituzionali la “ghigliottina” anti-ostruzionismo non sarebbe consentita. Posizione non condivisa da palazzo Chigi: «Ci sono dei precedenti, se a metà la settimana non avverrà un’accelerazione, sarà indispensabile stabilire il contingentamento».
Nel frattempo Renzi si esercita nella campagna elettorale. Il leitmotiv: ci sono politici buoni e politici cattivi. «Qui si gioca la credibilità della politica», ha detto durante la firma di alcuni accordi per lo sviluppo industriale, «stiamo assistendo in queste ore al tentativo di qualcuno che vuole fermare, ostruire il cammino delle riforme». Poi, coniando il nuovo hashtag #mentreloro, ha scritto: «E’ proprio vero, i politici non sono tutti uguali. Da un lato c’è chi con l’ostruzionismo prova a bloccare l’Italia, dall’altro c’è chi si occupa di creare posti di lavoro e pensa alle famiglie. Avanti, senza paura». «Sarà una bella campagna elettorale», si frega le mani il deputato renziano Davide Ermini. E Roberto Giachetti scrive al premier: «Questo Parlamento non è in grado di fare le riforme, cosa aspettiamo ad andare a votare?».

IL MESSAGGERO