L’invito del Papa alla speranza: «Contro le violenze c’è il dialogo»

PAPA

Tempo di misericordia, di dialogo con l’Islam ma anche di denuncia. Le violenze reiterate contro le minoranze cristiane non possono più essere taciute, zittite, messe da parte, come fossero una specie di tabù, un elemento da maneggiare con cura. La cristianofobia ha toccato livelli sconcertanti. Basta dare uno sguardo sul web o leggere le statistiche delle agenzie internazionali. La Pasqua del 2015, macchiata dalla strage in Kenya, impone alla Chiesa una riflessione. E così il messaggiourbi et orbi, che verrà diffuso stamattina in mondovisione da Papa Francesco, subito dopo la messa pasquale, recupera sostanzialmente il filo della meditazione finale della Via Crucis. Difficile non ricordare, proprio in questi giorni, il dramma degli iracheni, dei pachistani, e dei quasi 3 milioni di bambini siriani sfollati che da un anno non frequentano più nessuna scuola. Sicuramente al Papa non sarà sfuggita la foto simbolo della bambina siriana, con le mani alzate, terrorizzata davanti all’obiettivo di un fotografo. Pensava fosse un’arma e per istinto la piccola ha alzato le braccia in segno di resa. Traumi difficilmente componibili.
LA VEGLIAA San Pietro, ieri sera, durante la veglia si è pregato per i perseguitati. Il Papa ha aggiunto: «Entrare nel mistero ci chiede di non avere paura della realtà, non chiudersi in se stessi, non fuggire avanti a ciò che non comprendiamo, non chiudere gli occhi davanti ai problemi, non negarli, non eliminare gli interrogativi». La stessa veglia, duemila anni fa, per i discepoli, dopo la crocefissione. Una notte di dolore e paura. In attesa di una nuova vita. Il Papa ha chiesto di non perdere la speranza. «Entrare nel mistero significa andare oltre le nostre proprie comode sicurezze, oltre la pigrizia e l’indifferenza che ci frenano, e mettersi alla ricerca della verità, della bellezza e dell’amore, cercare un senso non scontato, una risposta non banale alle domande che mettono in crisi la nostra fede». Le violenze si combattono anche così. La porta della misericordia conduce all’impossibile. Nella Evangelii Gaudium c’è scritto che l’unico modo per affrontare il problema delle violenze resta il dialogo: costruire ponti e non alzare muri, a tutti i livelli. Tra i dieci catecumeni che sono stati battezzati da Bergoglio c’era anche una donna del Kenya, il Paese africano teatro della strage di Garissa, dove gli studenti cristiani sono stati massacrati da Al Shebab. La signora del Kenya che ha ricevuto il battesimo si chiama Rachel Khayesi, ma ha scelto il nome di Maria. Il rito del sabato santo che introduce alla Pasqua, come sempre, ha avuto inizio nell’atrio della basilica con la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale con su inciso due lettere, alfa e omega, il principio e la fine di ogni cosa. Poi la processione si è avviata verso l’altare con il canto dell’Exsultet, antico e misterioso, mentre l’oscurità veniva rischiarata dalle fiammelle. Si tratta di uno dei riti più suggestivi di tutto l’anno. In questi giorni il pensiero di Francesco è tornato anche agli homeless. Così, per il secondo anno consecutivo, padre Krajewski ha portato loro un piccolo dono: buste contenenti un biglietto di auguri, l’immagine di Bergoglio e 50 euro dentro. Una «piccola carezza» per 300 senzatetto che vivono tra Termini e Tiburtina.

Il Messaggero