L’invincibile e la trappola per i «soldatini»

Antonio Cassano

Mondi più lontani non potrebbero esserci: Antonio Cassano e la Juve. La fantasia e la sfacciataggine che spesso diventa irriverenza contro il rigore e la professionalità. Modi differenti d’intendere la vita e il calcio e, difatti, mai si sono incontrati, magari sfiorati sì, un ammiccamento, una proposta o forse tre, e poi basta. Non sono fatti per stare insieme, questi universi che oggi si trovano di fronte: Juventus contro Parma, Buffon contro Cassano, Conte contro Donadoni. E, soprattutto, una squadra che insegue tutti i record possibili (quella bianconera) e l’altra (quella gialloblù) che sta vivendo dentro una bolla d’entusiasmo, 17 risultati utili consecutivi: in Europa soltanto il Bayern di Monaco e la Juve sono davanti al Parma nella classifica delle «strisce positive». L’ultimo dispiacere, in casa emiliana, lo hanno dato proprio i bianconeri, il 2 novembre 2013 al Tardini: da allora, zero sconfitte. E un quinto posto, in coabitazione con l’Inter, da difendere e proteggere perché garantirebbe l’ingresso in Europa League, sogno che, partita dopo partita, si è fatto obiettivo concreto.

Lunga polemica Cassano non è al massimo della condizione, una leggera forma influenzale lo tormenta da qualche giorno, ma all’appuntamento non vorrebbe mancare. Donadoni deciderà all’ultimo momento, anche perché bisogna tenere conto di un dato: il Parma, dopo la trasferta di Torino, ne avrà altre due contro la Lazio e contro la Roma (il recupero, mercoledì prossimo) e concluderà il ciclo di ferro in casa contro il Napoli. Non proprio una passeggiata. Evitare rischi, dunque, è fondamentale. Cassano giocherà soltanto se sarà a posto, altrimenti sarà utile magari negli ultimi minuti. Qualunque sia la decisione, tuttavia, per FantAntonio questa non sarà una sfida come le altre. Ricordate la polemica dell’autunno 2012? Cassano era allora all’Inter e alla trasmissione «Che tempo che fa» rispose così a una domanda di Fabio Fazio: «Alla Juve ho detto no tre volte. Io non voglio andarci perché loro vogliono dei soldatini che vanno dritto e io, invece, voglio girare a destra o a sinistra, uscire dai binari se ne ho voglia…». Apriti cielo! Il mondo Juve reagì e ne nacque una querelle che si è placata soltanto recentemente. Conte replicò: «Chi parla tanto non è da Juve». E nel discorso, riferendosi a Cassano, aggiunse la parola «quaquaraquà». FantAntonio, secondo voi, come la prese? «Quaquaraquà non sono io, ma lui che è stato squalificato per omessa denuncia». Anche Bonucci intervenne in difesa del suo allenatore e spiegò che alla Juve non vogliono «soldatini», ma «professionisti». Conte, con una precisazione ufficiale pubblicata sul sito della società bianconera e indirizzata «al signor Cassano», chiuse la porta: «Non ha i requisiti per giocare nella Juve». Nel frattempo, l’ex d.g. bianconero Luciano Moggi dichiarò che lui, FantAntonio in bianconero, provò a portarlo offrendo al Bari 40 miliardi di lire, ma arrivò la Roma che ne mise sul piatto 55 e la storia finì lì. «Però mi sarebbe piaciuto averlo con me» concluse Moggi «e forse per lui sarebbe stata una fortuna».

Ostacoli Come sempre, alla lunga, le parole del calcio le porta via il vento e di questa polemica resta la frase finale di Cassano: «Con Conte mi sono chiarito. Lui è un fenomeno e il merito dei successi della Juve, all’80%, è suo». Oggi saranno di nuovo avversari, ognuno con i propri obiettivi, ognuno con le proprie idee, ognuno con il proprio stile. Cassano, che ai bianconeri ha già realizzato 7 gol in carriera, ha in testa due «fisse»: portare il Parma in Europa e conquistare un posto per il Mondiale. Il percorso passa per lo Juventus Stadium, non sarà semplice, ma un fantasista come Antonio credete che si fermi di fronte a questo ostacoli?

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