L’Inter dorme per un’ora: super Samp, Perisic fa 1-1

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Alla fine l’1-1 va anche bene all’Inter che per oltre un’ora soffre la Sampdoria pungendo poco in avanti e pagando troppa macchinosità in difesa. I gol sono tutti nel secondo tempo. Prima Muriel, a inizio ripresa, poi Perisic nel cuore del secondo tempo.

LE SCELTE — L’Inter cambia poco pelle contro la Sampdoria presentandosi con il 4-3-1-2 che aveva fatto bene nelle prime cinque giornate. Medel rimane in difesa al fianco di Murillo, Guarin si tiene l’interno destro della mediana, Perisic fa lo scotch tra centrocampo e attacco allargandosi per natura spesso a sinistra. Davanti ci sono Icardi e Palacio (bocciato ancora Ljajic). Walter Zenga, invece, maschera molto il 4-3-3 cartaceo chiedendo a Eder e Correa di guardare un po’ più spesso gli specchietti retrovisori. Si spiega così il perché i doriani molte volte appaiono vestiti a cinque in mezzo.

CORREA, COSA FAI? — Il taccuino del primo tempo si riempie senza soluzione di continuità. E lo si deve in gran parte alla Sampdoria molto più brillante e scattante dell’Inter. Soriano e Zukanovic in meno di un giro d’orologio mettono in testa ai nerazzurri il tarlo dell’insicurezza. Qualche minuto e la situazione si assesta con una girata di Icardi e una conclusione di Palacio che equilibrano il pomeriggio. Le fiammate doriane però fanno più male e sono meglio costruite. Correa da lontano testa ancora i riflessi di Handanovic mentre dal corner seguente Mesbah ed Eder sistemano un altro mattoncino nella casa blucerchiata. È nella seconda parte della frazione che arriva il meglio e il peggio un po’ di tutti. L’Inter soffre le continue ripartenze della Samp, più abile a rivoltare il calzino di quanto i nerazzurri lo siano nel rimettersi a posto. Viviano spegne Palacio al 25’ e cinque minuti dopo Guarin grazia il portiere girando alto una palla data da Kondogbia a quattro metri dalla linea di porta (difesa doriana di sasso). Al 38’ la perla del pomeriggio. Soriano mette Correa davanti Handanovic in corsa, l’argentino supera il portiere con un po’ di fortuna e poi a porta vuota spara a lato. Più difficile sbagliare che segnare. Il primo tempo finisce così, con la sensazione di un’Inter marmorea ma nel senso di poco mobile, non di solida.

PARI SOFFERTO — Non basta all’Inter passare indenne la prima frazione di gioco. La struttura non è ignifuga e dopo 5 minuti il colpo di testa di Muriel lo dimostra: il pallone esce di poco, le contromisure nerazzurre invece sono molto lacunose. Un minuto dopo succede nuovamente. Kondogbia non pressa il portatore di palla e Telles stringe troppo verso il centro, così che Pereira può crossare e pescare Muriel sul secondo palo libero dalla marcatura di Murillo e dimenticato da Medel. Spaccata, gol, estasi doriana, paura nerazzurra. Il primo cambio manciniano è Biabiany per Kondogbia. L’Inter diventa un offensivo 4-2-3-1 con Guarin e Melo davanti alla difesa, Biabiany-Palacio-Perisic dietro a Icardi. Dentro anche Manaj per Palacio, ma la prima risposta del campo è un diagonale di Muriel che scivola fuori di poco. La Samp si accovaccia in un 4-1-4-1 quando difende e l’Inter fatica a trovare aria. Il pareggio è un’azione insistita di Icardi che alla fine invece di picchiare la testa per calciare, crossa per Perisic che tutto solo deposita a porta vuota. Entra Cassano per Muriel, cambio progettato prima del gol nerazzurro. A 5’ dalla fine l’Inter chiede un rigore per fallo su Manaj, ma Rocchi concede solo l’angolo. Non succede altro, finisce 1-1. Un punto che alimenta l’orgoglio doriano e i piccoli dubbi interisti.

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