L’Inter cerca la fuga La Juve conferme

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TORINO Non prende scorciatoie, Max Allegri: «Nell’arco di una stagione ci sono tre o quattro partite che hanno un’importanza rilevante. Quella contro il Genoa per noi lo è: si tratta di un crocevia fondamentale. Martedì è stato importante battere il City, una delle favorite per la vittoria della Champions League, ma la serie A è un’altra cosa. Siamo partiti male, dobbiamo vincere su un campo difficile e pensare soltanto a lavorare, stare zitti e fare punti. Inutile guardare la classifica, perché non la si può capovolgere in una sola partita. Le favorite ora sono l’Inter e la Roma, noi siamo in ritardo: facciamo un passo per volta, i conti li faremo a Natale. Intanto, iniziamo a non prendere gol e a vincere».

Per la serie: la pressione, per una volta, non la mettono né i dirigenti né i giornalisti né i tifosi, ma il tecnico stesso. Il quale chiede ai suoi tre punti e basta, sigillando anche la porta di Buffon: l’ultima volta che la Juve non ha preso reti risale infatti al match scudetto dello scorso maggio, proprio a Marassi ma contro la Samp. Da allora, sette partite con la porta bucata: troppe. Contro il Genoa, peraltro, lo scorso anno arrivò un ko cinematografico: gol di Antonelli al 94’, ultimissima palla giocabile e primo ko in campionato. Il Grifone oggi ritroverà Perotti dal primo minuto e spera in Pandev (ancora a secco), uno che in carriera ha segnato sette volte alla Signora: Allegri riproporrà dal canto suo gran parte della squadra che ha esordito alla grande in Champions, con Pereyra e Dybala che però si candidano a rimpiazzare Cuadrado (o Sturaro) e Morata. Per un eventuale turnover ci sarà forse tempo mercoledì prossimo, quando allo Stadium arriverà il Frosinone: oggi è «la partita da vincere e basta», perché finire eventualmente ancora più distanti dall’Inter (già a +8) sarebbe una mezza tragedia per un ambiente che ha appena ripreso colore.

Ecco, l’Inter. Impegnata all’ora di pranzo contro il Chievo, per il momento capolista solitaria ma magari un po’ sorpresa dai tempi con cui si è salutato il direttore generale Fassone. Mancini ovviamente non ha potuto fare altro che prendere atto, senza sbilanciarsi in giudizi pericolosi ma limitandosi a parlare di campo: «Credo serviranno almeno dieci partite per capire chi lotterà per lo scudetto. Come sempre, queste sono le tempistiche: squadre come Juventus e Milan sono abituate a fare un filotto di vittorie e quindi torneranno vicine». Oggi, possibile impiego dal primo minuto per Ljajic al posto di Jovetic.

IL TEMPO