L’intelligence avverte: dialogo subito altrimenti l’intervento sarà inevitabile

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L’avanzata dell’Isis in Libia fa dormire sonni agitati alla nostra Intelligence. Non più di due settimane fa gli 007 americani hanno avuto un riservatissimo scambio di informazioni con i colleghi italiani. Washington la vede nera e ritiene che non si debba intervenire nella guerra civile che è in corso ma aspettarne l’esito, mentre i nostri servizi sono convinti che ci siano ancora margini di mediazione e azione possibile.
Il lavoro, però, va fatto in fretta perché – concordano gli esperti dell’Antiterrorismo – il Califfato sta guadagnando rapidamente posizioni e la Libia potrebbe a breve trasformarsi nella piattaforma dell’Isis verso l’Europa. Questo lascerebbe lo spazio solo a un intervento di natura militare, così come già è stato ampiamente paventato dal Governo italiano.
GLI ESPERTI
«Sappiamo non da oggi che la situazione è complessa e che il rischio che degeneri verso un confronto armato è molto elevato – conferma una fonte qualificata dell’Intelligence – Ed è proprio in questo quadro che sta avvenendo il rientro dei nostri connazionali e la sospensione dell’attività dell’ambasciata». La situazione è senza via d’uscita? «Direi di no. L’Italia si è adoperata per favorire lo sviluppo del dialogo istituzionale. Inoltre in Libia c’è un governo legittimo, legittimato dal risultato elettorale e c’è una serie di stakeholders (un soggetto o un gruppo di soggetti portatori di interessi, ndr) in grado di influenzare la situazione sul terreno. Sono due capisaldi importanti da cui ripartire». Non molte sere fa, Renzi ha posto con grande energia la questione Libia al Consiglio europeo, per tentare di scuotere il resto d’Europa su una questione finora trascurata. «Esiste il problema dell’Ucraina – ha dichiarato – ma anche un’emergenza in Libia della quale tutta l’Europa deve farsi carico». La questione, però, è complessa perché a Palazzo Chigi sanno che dal punto di vista della deterrenza diplomatica siamo praticamente all’anno zero. Anche se la missione, sotto egida Onu, dello spagnolo Bernardino Leon va avanti.
L’INTERVENTO
«La comunità internazionale deve consolidare e rendere più autorevole e concludente la propria azione attraverso l’Onu – sottolineano ancora gli esperti – L’Italia è disponibile». Infatti presso gli stati maggiori militari e il Coi (Comando Operativo di vertice Interforze) si continuano a cercare le migliori soluzioni per un eventuale intervento. La valutazione è in fase preliminare e punta a predisporre un dispositivo impiegabile nel caso in cui le Nazioni Unite decidano di varare una missione coinvolgendo forze militari di diversi Paesi. Tutto questo mentre i servizi italiani hanno messo in campo tutta la propria rete informativa in Nord Africa, e lo hanno fatto già prima degli ultimi eventi in Libia, sebbene dopo la presa di Sirte da parte dei miliziani del’Isis il monitoraggio sul posto sia stato ulteriormente rafforzato in chiave di prevenzione degli attentati terroristici. Preoccupa molto anche la possibilità che nostri connazionali vengano sequestrati, non tutti, infatti, hanno scelto di rientrare. Prosegue, poi, l’allertamento nelle basi italiane e la vigilanza in corrispondenza degli obiettivi sensibili sul territorio. Per ora resta in vigore la circolare diramata dal Viminale ai prefetti all’indomani degli attentati di gennaio in Francia, con i prefetti invitati a «individuare nell’ambito dei territori di rispettiva competenza gli obiettivi più sensibili».

Il Messaggero