L’impatto economico delle Olimpiadi: conviene organizzare i Giochi?

OLIMPIADI

Roma si candiderà ad ospitare le Olimpiadi del 2024. Governo e CONI hanno quindi compiuto il primo passo. Spetterà poi al Comitato Olimpico decidere nel settembre del 2017 se lasciare organizzare i giochi al nostro Paese, dove l’attività sportiva viene praticata da oltre 17 milioni di persone e il giro d’affari è notevole.

Stando ai dati contenuti nel libro bianco del CONI, che vanta 11 milioni di tesserati e viene finanziato interamente dal ministero dell’Economia (411 milioni di euro solo 2014), lo sport italiano rappresenta l’1,6% del Prodotto interno lordo con un giro d’affari da 25 miliardi di euro. Mentre il valore della produzione – diretta ed indiretta – è pari a 53,2 miliardi di euro.

Tanti sono gli italiani (17,7 milioni) che svolgono un’attività sportiva, in modo agonistico o amatoriale. Alcuni dei quali lo fanno grazie alle moltissime istituzioni non profit attive nel settore (92.838) e che da sole generano 5 miliardi di euro di entrate, secondo i dati più recenti dell’ISTAT relativi al 2011.

Il numero degli sportivi potrebbe essere di gran lunga superiore: il 41% dei ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 15 anni smette infatti di praticare uno sport. Un trend da invertire quanto prima. Perché, come osservato dal presidente del CONI Giovanni Malagò, per ogni punto percentuale recuperato, lo Stato guadagnerebbe 200 milioni di euro l’anno. L’organizzazione dei giochi potrebbe venire in aiuto, invogliando tanti italiani ad iniziare – o a riprendere, a seconda dei casi – un’attività sportiva.

Non è la prima volta che il nome di Roma viene proposto come sede dei giochi olimpici. Nel 2012 il governo, allora guidato dal premier Mario Monti, ritenne necessario ritirare la candidatura della Capitale: troppo elevati i costi da sostenere in un momento economicamente difficile per il Paese. Lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi era ancora attorno ai 400 punti.

Ospitare le Olimpiadi del 2020 avrebbe richiesto una spesa di 9,7 miliardi di euro, secondo le stime preliminari contenute nella Relazione del Comitato promotore. Ben 2,5 miliardi sarebbero stati utilizzati per sostenere i costi d’organizzazione, 2,8 miliardi per le infrastrutture sportive e 4,4 miliardi per le infrastrutture di trasporto, mobilità e progetti urbani.

L’impatto economico dei Giochi sarebbe stato neutro, secondo la Commissione di compatibilità dell’Università Cattolica di Milano. In pratica il ritorno economico delle Olimpiadi avrebbe soltanto coperto i costi sostenuti per l’organizzazione, con un incremento (nell’arco di oltre dieci anni) dell’1,4% del Prodotto interno lordo ed a livello occupazionale (170 mila posti di lavoro in più).

Roma 2020 avrebbe quindi richiesto un esborso (almeno sulla carta) decisamente più contenuto rispetto a quanto speso in occasione di Pechino 2008 (60 miliardi di euro), Atene 2004 (15 miliardi) e Londra 2012 (10 miliardi).

Tuttavia mentre i benefici economici delle Olimpiadi cinesi sono difficili da valutare (la Cina ha evitato di diffondere stime e calcoli ufficiali) per i giochi del 2012 il discorso è diverso.

Secondo un report dell’esecutivo britannico pubblicato nel 2013, le Olimpiadi avrebbero generato entrate per 21,9 miliardi di euro. Nello specifico: 12 miliardi di euro tra commercio e investimenti, 5,9 miliardi di contratti conclusi durante i 18 giorni della manifestazione, 2,5 miliardi di investimenti interni e 1,5 miliardi di appalti vinti da aziende britanniche in occasione dei giochi invernali di Sochi 2014 e di quelli estivi di Rio de Janeiro del 2016.

Peggio andò in occasione dei giochi di Atene 2004. La spesa sostenuta dal governo ellenico viene giudicata da alcuni osservatori una delle cause del dissesto finanziario del Paese ellenico, costretto qualche anno dopo a chiedere l’intervento della Troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea).

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