L’illegalità fa salire il Pil di 59 miliardi Per il governo manovra più leggera

CRISI

Il dato era molto atteso dal Tesoro. Per il governo è il primo tassello che porterà da qui al prossimo 15 ottobre, alla costruzione della legge di stabilità. E quella comunicata ieri dall’Istat è sia per Palazzo Chigi che per via XX settembre una buona notizia. L’Istat ha rivisto al rialzo di quasi 59 miliardi di euro il Pil dello scorso anno. Un balzo ottenuto grazie all’inserimento all’interno del conteggio di alcune voci fino ad oggi escluse, come quelle in ricerca e sviluppo, le spese della difesa e, soprattutto, le attività illegali: prostituzione, traffico di droga e contrabbando di sigarette. Che questo sarebbe accaduto era noto da tempo e già lo scorso 9 settembre l’Istituto di statistica aveva comunicato i dati rivisti per il 2011 e il 2012 con un risultato analogo a quello indicato ieri per lo scorso anno. Adesso il quadro è completo e il governo può procedere all’aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza, la cui approvazione era stata fatta slittare al primo di ottobre proprio in attesa del nuovo dato dell’Istat. La crescita del Pil da 1.560 a 1.618 miliardi di euro porta con se delle conseguenze positive per i conti pubblici. Il deficit del 2013 scende, per esempio, dal 3% al 2,8%. Fosse arrivata solo un anno fa questa revisione avrebbe evitato la manovra di correzione del governo Letta da 1,6 miliardi necessaria per rispettare i vincoli di Maastricht e finanziata attraverso la sanatoria sui giochi e l’Iva sui pagamenti della Pubblica amministrazione. Anche il rapporto tra prodotto interno e debito si riduce. In questo caso il calo è di quasi 5 punti percentuali, dal 132,6% al 127,9%. Giù di mezzo punto percentuale persino la pressione fiscale, passata dal 43,8% al 43,5%.
GLI IMPATTI
Quanto abbiano inciso su questi numeri le attività illegali non è specificato dall’Istat. Ma siccome la cifra della rivalutazione complessiva è praticamente identica a quella comunicata per il 2011, è presumibile che l’impatto sia stato simile anche per il 2013. Dunque il commercio di droga dovrebbe aver contribuito all’aumento del Pil per una decina di miliardi di euro, altri 3,5 miliardi sarebbero ascrivibili alle attività di prostituzione e 300 milioni dal contrabbando di sigarette.
La revisione del Pil avrà effetti anche per i prossimi anni. Per il 2014, per esempio, stimando un impatto simile a quello del 2013, un minor deficit anche di soli due decimali di punto significherebbe un tesoretto di 3 miliardi di euro in grado di permettere al governo di rispettare il parametro europeo del 3% senza la necessità di manovre aggiuntive. Il Def di aprile prevedeva una crescita dello 0,8% e un deficit Pil del 2,6%. La nota di aggiornamento che sarà approvata il primo ottobre, indicherà una decrescita del Pil tra lo 0,1 e lo 0,2%, ma grazie alla revisione, come detto, nonostante il peggioramento il parametro del 3% dovrebbe risultare rispettato. Effetti positivi si avranno certamente anche sul debito, che a questo punto potrebbe risultare più vicino al 130% che al 140%, tetto verso il quale marciava speditamente. Dunque tutta l’attenzione del governo si potrà concentrare sulla manovra per il 2015, per la quale l’esecutivo punta a recuperare 20 miliardi di euro di risorse. Al Tesoro stanno ancora facendo i conti, ma i macro numeri sembrano delineati: 7 miliardi serviranno per la stabilizzazione del bonus Irpef da 80 euro, un miliardo per la scuola, 4-5 miliardi per la Cassa integrazione e le spese indifferibili, 3 miliardi per evitare il taglio delle agevolazioni lasciato in eredità dal governo Letta, 900 milioni circa per le forze dell’ordine (a cui potrebbero aggiungersi altri 600 milioni per gli scatti degli altri dipendenti statali), 1-2 miliardi – secondo Filippo Taddei – per l’estensione a tutti del sussidio di disoccupazione.

Il Messaggero