LIBRI, CHE PASSIONE!

Books

Fu amore a prima vista: avevo solo quindici anni quando fui assunto in una importante libreria del centro di Roma e quei volumi così elegantemente esposti sui tavoli e nelle vetrine mi conquistarono subito; libri d’arte,romanzi,saggi.Imparai ad amarli sbirciandovi all’interno dapprima quasi timoroso, poi sempre più affascinato.Alcuni di quei titoli non li ho mai dimenticati: ‘Il Gattopardo’, ‘l’antologia di Spoon River’, ‘Alla ricerca del tempo perduto’ed altri che trattavano tempi particolari come‘Il Manierismo’ di cui ricordo le magnifiche illustrazioni. Ogni giorno che li spolveravo e li riponevo ne venivo sempre più conquistato. Imparai ad amare l’oggetto libro prima ancora del suo contenuto. Anche quando poi dovetti cercare un lavoro più stabile e lasciai a malincuore la libreria non abbandonai questo mondo che avevo scoperto, tardivamente, con tanta gioia e stupore e la presenza dei libri nella mia vita è rimasta una costante, spesso non cercata. Non avendo avuto la possibilità di frequentare il luogo che più d’ogni altro è deputato a far scoprire il piacere della lettura, la scuola, né avendo avuto l’opportunità di trovare in casa libri, essi, mi  sembra, mi sono quasi venuti incontro.Il mio primo lavoro a quattordici anni fu in una tipografia dove si stampavano con metodi che oggi sembrano ottocenteschi, tra sbuffi di vapore, grasso ovunque e un  assordante frastuono, pile e pile di volumi di ogni genere e formato, poi vi fu, appunto,  la libreria così diversa da queste specie di supermercati che sono divenuti oggi. Si creava, allora, invece un rapporto di fiducia tra librai e clienti. C’erano quelli che avevano delle passioni particolari, come un ingegnere, fondatore di una delle più importanti aziende italiane, che comprava tutte le edizioni che venivano fatte della Divina Commedia.Ricordo poi un architetto che costruiva dighe in tutto il mondoe che prima di affrontare lunghi e noiosi voli che lo portavano dall’altra parte del globo ci chiedeva espressamente dei “mattoni” da centinaia di pagine. Quella di poter consigliare era forse la parte più bella di quel lavoro, perché ci stimolava ancora di più a leggere. Successivamente poi furono importanti i tanti saggi di argomento medico che mi occorrevano per aggiornarmi in quello che è stato il mio lavoro di infermiere e poi ferrista in sala operatoria.

A dire il vero sento di non aver letto quanti libri avrei voluto, sebbene non saprei dire con precisione quanti ne ho gustati. Da quel primo volume completamente squinternato che una vicina mi aveva chiesto di rilegare quando ancora ero alla scuola d’arti e mestieri a dodici anni, ‘ Robinson crosue’ che lessi avidamente due volte di fila, cui seguirono  i romanzi di Salgari e di Conrad. La scoperta poi dei ‘Promessi sposi’ che amai a differenza di tanti studenti forse proprio perché non fu una lettura obbligata. E poi tanti romanzi, tra cui spiccavano quelli degli autori russi, che mi colpirono cosi tanto che decisi di frequentare un corso di lingua russa con l’intento di leggerli in originale.

Oggi si sente dire che i libri spariranno con l’avvento degli ebook, così come avvenuto per i supporti su cui ascoltavamo la musica, guardavamo i film o leggevamo le notizie. Che sebbene non del tutto scomparsi sono notevolmente ridimensionati nella loro diffusione.

Io ho i miei dubbi; il profumo della carta dei volumi appena freschi di stampa, il gusto di poterli sfogliare, il senso che da lo spessore delle pagine che mancano alla fine, i tanti modi di personalizzarli, le sottolineature, le pieghe, perfino la macchietta di gelato lasciata su una pagina da mia figlia quand’era piccola e ai tanti ricordi che ci evoca l’aver tra le mani prorio quella particolare edizione.

Tutto questo non sarà mai possibile da ritrovare in un flusso di dati digitali riportati su di un piccolo schermo.

Coletti Alberto