Libia, rinvio voto su governo unitario: la Tunisia blinda le frontiere

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La Camera dei rappresentanti (il parlamento libico) basata a Tobruk ha di nuovo rinviato alla settimana prossima il voto sul governo di unità. Nella seduta odierna, convocata con questo ordine del giorno, non è stato raggiunto il quorum necessario per il voto. Lo ha reso noto, con una dichiarazione alla stampa, la deputata Eissa El Oraby.

Il capo del Consiglio presidenziale incaricato di formare il governo, Fayez Al Sarraj, che si sta impegnando per ottenere l’approvazione del parlamento alla lista dei 18 ministri presentata, ha fatto una visita al Cairo per colloqui con responsabili egiziani ed esponenti libici. Sull’esito degli incontri non sono stati resi noti dettagli.

Intanto uno dei membri del Consiglio presidenziale, Mohamed El Amary, ha presentato le dimissioni in segno di protesta contro l’approvazione data dallo stesso Consiglio «alle operazioni in corso a Bengasi», dove l’esercito libico combatte contro i jihadisti e fa sapere di aver conquistato punti strategici della città.

«Non accetto di essere presente – ha dichiarato El Amary – in un organismo che legalizza i bombardamenti dei civili, è fiero delle uccisioni e si felicita della demolizione di case. Noi siamo entrati nel governo per fermare lo spargimento di sangue e realizzare la pace con la protezione dei diritti».

«Le frontiere tunisine con la Libia sono state interamente messe in sicurezza». Lo ha affermato oggi il portavoce del ministero della Difesa tunisino, Belhassen Oueslati, secondo cui sono state prese tutte le precauzioni necessarie per far fronte ad ogni eventuale infiltrazione di terroristi sul territorio tunisino e garantire la sicurezza dei cittadini e dei turisti.

Oueslati, a margine di una conferenza stampa, ha voluto rassicurare precisando che la situazione è sotto controllo e che non esistono motivi di preoccupazione. A suo dire i terroristi conducono ormai una guerra psicologica perchè si sono indeboliti. Il portavoce del ministero della Difesa ha inoltre rimproverato ai media di diffondere spesso informazioni non corrette e non verificate.

Il Messaggero