Libia, le milizie liberano Sirte Occidente unito: soluzione politica

sirte-2

La situazione in Libia a un passo dal precipizio. Nelle ultime ore, fitte di contatti tra le diplomazie internazionali, si cerca di scongiurare l’ipotesi di un intervento militare. Mentre l’aviazione egiziana per la seconda notte di fila bombarda le roccaforti dei terroristi dell’Isis a Derna, nell’est del Paese, (sette i raid con decine di jihadisti uccisi), il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi si appella al Consiglio di sicurezza dell’Onu. «Bisogna adottare subito una risoluzione per un intervento internazionale in Libia».
Uno scenario che si complica ogni ora che passa. Da una parte l’ira degli egiziani, iniziata per la decapitazione dei 21 cristiano-copti per mano dei militanti del Califfato, e che è riesplosa ieri dopo la notizia del rapimento di 35 egiziani, in prevalenza contadini, prelevati in diverse zone della Libia dai miliziani dello Stato islamico. Contemporaneamente si inasprisce anche lo scontro interno tra le diverse fazioni del Paese.
RAID SU ZINTAN

I miliziani filo-islamici dell’Operazione Alba (Fajr Libya) al potere di fatto a Tripoli hanno lanciato, secondo quanto riferito dalla tv al-Arabiya, raid aerei sull’aeroporto di Zintan, la città rivale a sud della capitale. Aerei da caccia avrebbero bombardato l’aeroporto verso mezzogiorno, mentre un volo interno stava decollando alla volta di Tobruk (la città orientale dove è insediato il governo riconosciuto a livello internazionale).
Nelle stesse ore le milizie di Misurata sarebbero riuscite a sottrarre al Califfato la città di Sirte. In un combattimento serrato la Brigata 166 avrebbe circondato completamente l’abitato. Dopo essere entrati in molti quartieri, gli uomini di Misurata hanno ripreso le postazioni (le radio, l’ufficio postale, gli ospedali) che erano state occupate dai miliziani dell’Is.
Lo stop all’avanzata in Libia non ha però fermato la strategia di espansione (ormai sempre più imprevedibile) dei vari gruppi legati al Califfato, che ieri hanno colpito anche il Medio Oriente. In Iraq i jihadisti dello Stato Islamico hanno arso vive 45 persone ad al-Baghdadi, a soli 8 km dalla base aerea di Ain Al-Asad, nell’Iraq occidentale, dove, secondo la Bbc che ha riportato la notizia, 320 marines americani stanno addestrando i soldati della VII divisione irachena. Secondo il capo della polizia locale alcuni degli uccisi sarebbero membri delle forze di sicurezza irachene.
PRESSING PER LA RISOLUZIONE

È in questo contesto che il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto all’Onu, che si riunirà oggi, di approvare una risoluzione che autorizzi un intervento internazionale in Libia per combattere l’Is e stabilizzare il Paese. Per il presidente egiziano «non ci sono altre scelte».
È ancora presto per aspettarsi una risoluzione, ma in vista della riunione proseguono i contatti a tutto campo. Egitto e Francia, che fanno da capofila al negoziato, sono al lavoro su un testo. Il governo italiano in un vertice a Palazzo Chigi ha confermato la volontà di giocare la partita su un terreno esclusivamente «diplomatico». E in serata è arrivata anche la dichiarazione congiunta di Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti in cui si sottolinea l’impellente necessità di una «soluzione politica del conflitto». La comunità internazionale, si legge nel documento «è pronta a sostenere pienamente un governo di unità nazionale per affrontare le sfide attuali della Libia». Ma si esorta ad agire in fretta e a superare il contrasto tra le varie fazioni, perché la prosecuzione del conflitto in Libia «va a beneficio esclusivo dei gruppi terroristici».

Il Messaggero