Libera la Lazio: la grande contraddizione

Claudio Lotito 1

Verrà un tempo in cui questi giorni di disamore biancoceleste diventeranno una delle tante storie su uno dei club più antichi del calcio italiano; rappresenterà l’esempio del paradosso laziale, quello di un presidente, Lotito, uno dei più vincenti che abbiano mai guidato la società capitolina, che si ostinava a restare a bordo della sua nave nonostante tutti gli altri, già scesi in tutta fretta, si ostinassero a gridargli frasi di ogni risma per spingerlo ad abbandonare un’imbarcazione che, soprattutto per merito suo, non rischiava di affondare. Gente strana questi laziali. Dopotutto, dicono loro, non è una questione di risultati, che spesso sono estemporanei, non figli di una reale programmazione, è essenzialmente una questione di passione e, c’è poco da fare, quando il cuore s’infiamma Lotito diventa un Grisù – da non intendersi come il gas combustibile ma come il draghetto che voleva fare il pompiere -. Eppure qualche passo in direzione dei tifosi il presidente ha provato a compierlo: ha riportato a Roma Di Canio, ha portato la Lazio nelle scuole, ha introdotto l’abbonamento “cucciolone” ed ha fatto si che sullo stadio Olimpico volteggiasse l’aquila Olympia. Per venire incontro a quanti ritenevano il suo carattere eccessivamente spigoloso ha provveduto persino ad addolcire le proprie linee ingrassando, ma nulla, se non effetto rimbalzo. Dopo Lazio-Milan di domenica 23 marzo si è aggiunto sul fronte della polemica anche il tema della censura: i tifosi della Curva Nord lamentano che il Gruppo Operativo di Sicurezza non gli abbia permesso di esporre sugli spalti alcuni striscioni attraverso i quali il tifo avrebbe voluto interrogare Lotito su questioni riguardanti la gestione del club. Le solite. Il problema del diritto di critica in effetti è concreto ma lo si guarda dal lato sbagliato: chi si lamenta ha potuto far conoscere il contenuto degli striscioni, ed il fatto che si sia creato il “caso” ha contribuito ad attirare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sulla questione. In poche parole si è data nuova linfa a temi triti e ritriti che da anni fanno parte del repertorio della contestazione antilotitiana, quella che il presidente biancoceleste definisce “aprioristica”. Questa situazione fa tornare in mente il finale del film “The Dreamers – I sognatori”, di Bernardo Bertolucci, nel quale, mentre per le strade si riversa la protesta dei giovani ispirati dall’ideologia di Mao, due dei protagonisti commentano ciò che accade sotto i loro occhi; il primo affascinato dalla visione di “milioni di guardie rosse che marciano insieme verso il futuro, verso il futuro con il libretto rosso in mano: libri, non armi; cultura, non violenza”; e l’altro che sottolinea quanto quella situazione abbia ben poco da offrire dal punto di vista della cultura e della libertà di pensiero, e ne sottolinea contraddizione: “è facile dire libri, non armi, però non è vero; non sono libri, è un libro, solo un libro. Le guardie rosse che tu ammiri tanto portano tutte lo stesso libro, cantano tutte le stesse canzoni, ripetono tutte a pappagallo gli stessi slogan. Quindi, in questo grande film epico tutti quanti sono comparse”. Questo tipo di contestazione non solo annienta il vero libero esercizio critico, perché ogni appunto motivato finisce risucchiato nell’indistinto buco nero del “se ne deve andare”, ma rischia, oltretutto, di sortire l’effetto contrario a quello che si prefigge: chi sarebbe disposto a spendere milioni per acquistare una squadra i cui tifosi con tanta forza gli ricordano che non sarà mai davvero sua? “Libera la Lazio” è la carta regalo nella quale è avvolto il dono destinato ad un giovane romano; nel bigliettino una dedica: “di padre in figlio”, con affetto papà Claudio.

Roberto Rossi