L’ex Cavaliere aspetta il Colle e riapre i giochi sull’Italicum

SILVIO BERLUSCONI 4

Osserva e tace, in attesa di intuire quale sarà il punto di caduta dell’ingarbugliata matassa che il dovrà essere sciolta nei prossimi giorni e che tiene insieme i fili dell’Italicum, della riforma costituzionale e, soprattutto, dell’elezione del nuovo Capo dello Stato. il leader azzurro Silvio Berlusconi, in queste ore, ostenta un laconico distacco dalle vicende che pure lo coinvolgono. Fonti a lui vicine, ieri, lo raccontavano più arrabbiato per la sconfitta del Milan in casa, che per la bagarre sul codicillo nel decreto legislativo sul fisco che, in teoria, gli avrebbe restituito totale agibilità politica, candidabilità compresa. Lasciando che della difesa di parte forzista si occupassero i suoi uomini.
«Il governo si è reso protagonista di una gaffe imbarazzante, proponendo una norma e poi ritirandola perché forse fra i beneficiari poteva esserci anche Silvio Berlusconi. Ci auguriamo che non si proceda oltre: abbassare la soglia del 3% depotenzierebbe la norma, riaprendo un capitolo amaro dell’antiberlusconismo, che sembrava essersi chiuso», ha dichiarato il deputato azzurro Ignazio Abrignani. Certo, confermano fonti vicine ad Arcore, inutile negare che la norma interessi all’ex Cavaliere. Ma Berlusconi deve avere fiutato la trappola, e si è trincerato dietro un ostinato silenzio. Anche con i suoi fedelissimi è poco loquace e ancora meno chiaro su quali siano le sue reali intenzioni.
In realtà, così si è mantenuto le mani libere per riprendere i fili del dialogo con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, sulle riforme che oggi riprendono il loro iter in Parlamento. Ma, ancora prima, per comprendere se dopo il pasticcio della delega fiscale il capo dell’esecutivo intenda recuperare, concedendogli maggiori margini sulla scelta del presidente della Repubblica. Che le due cose siano legate, oramai non lo nega più nessuno. Nemmeno Franco Coppi, legale dell’ex Cavaliere, che in un’intervista al “Fatto quotidiano”, ha confermato: «Il provvedimento appare legato alle trattative per il Quirinale, utilizzato come un messaggio mentre ci avviciniamo all’appuntamento per la successione di Giorgio Napolitano». Così, oggi Berlusconi rientrerà a Roma, anche se solamente per un paio di giorni, ufficialmente per incontrare i coordinatori regionali, in vista delle elezioni regionali. Ma anche per annusare l’aria e verificare che cosa accadrà nelle aule parlamentari alla ripresa, a cominciare da quello che Renzi dirà ai gruppi democratici.
OBIETTIVI CONDIVISI

Berlusconi resta sicuro di condividere con l’inquilino di Palazzo Chigi, gli obiettivi contenuti nel perimetro del patto del Nazareno. Da qui al raggiungerli, però, la storia cambia. «Non è questione di fiducia, la fiducia in politica è un ossimoro. La questione vera è come riuscire a rispettare gli impegni», continua a ripetere l’ex Cavaliere, riferendosi alla sua partita con Renzi, certo che comunque Forza Italia sia per il Pd l’interlocutore privilegiato, anche sul Quirinale. Prima, però, entrambi devono superare il passaggio dell’Italicum, a Palazzo Madama. Un passaggio reso ancora più difficile dalle polemiche di questi giorni. Il capogruppo azzurro al Senato, Paolo Romani, ha già annunciato che oggi, a inizio seduta, ribadirà la contrarietà al premio di maggioranza alla lista, ricordando che «occorrerà una norma di salvaguardia sull’entrata in vigore della riforma», e incalzando Renzi a «dire a inizio lavori che intenzioni abbia al riguardo».
In questo modo, sotto il pungolo della minaccia di dire “no” al premio di lista (cui pure Berlusconi aveva detto sì, prima di Natale), il deus ex machina del Nazareno, Denis Verdini, punta a portare a casa la clausola che posticipa l’entrata in vigore dell’Italicum dopo la primavera dal 2016, a garanzia della tenuta del gruppo forzista anche in occasione del voto per il Colle. Senza quella modifica, infatti, i parlamentari che si riconoscono nelle posizioni dell’eurodeputato Raffaele Fitto e hanno mal digerito l’asse Pd-Fi, faranno ostruzionismo: una quarantina di voti almeno, che potrebbero fare la differenza sulle partite aperte. Oggi l’Italicum. Domani, appunto, il Quirinale.

Il Messaggero