L’Everest di Seedorf Contro il grande ex per allontanare i fantasmi sul futuro

Clarence Seedorf 2

Domani San Siro lo risparmierà. Clarence Seedorf, a differenza di molti giocatori e alcuni dirigenti, non ha ancora ricevuto avvisi di garanzia dal popolo rossonero. La sensazione è che il giudizio dei tifosi su di lui rimarrà in sospeso sino alla prossima stagione, comunque vada a finire l’attuale. L’olandese è uno degli ultimi reduci di un Milan vincente e prestigioso che non c’è più, e con la sua presenza la piazza si augura – anche solo inconsciamente – di poter prima o poi rivivere quel clima. Il termometro più indicativo è la lettura delle formazioni, quando lo stadio chiama a gran voce il suo nome.

Ingombro Clarence, dunque, può continuare a lavorare con l’appoggio dei tifosi, ma davanti a sé ha comunque un Everest da scalare. E l’arrivo al Meazza di Donadoni, che al Milan ha vinto ben diciotto titoli (fra cui tre Coppe dei Campioni) e dopo ha scalato panchine fino alla Nazionale, è una presenza ingombrante in un momento come questo. Sono anni che il tecnico degli emiliani viene accostato al Milan, sebbene lungo questi anni non si sia mai riusciti a strappargli una vera dichiarazione di intenti. Anche Galliani al massimo s’era lasciato andare a qualche generico «vedremo», schivando la materia. Resta il fatto che Seedorf fra quattro giorni compirà i primi due mesi alla guida del Milan. Ed è stata una partenza a handicap.

Asse Il cammino è noto: sei sconfitte in undici partite, tre k.o. su altrettanti scontri diretti che valevano l’Europa (Coppa Italia e Champions), una sola posizione guadagnata – da 11° a 10° – rispetto a dove si trovava il Milan dopo l’esonero di Allegri. L’asse con Berlusconi al momento regge. Silvio si era arrabbiato dopo la figuraccia di Napoli, ma aveva difeso pubblicamente l’olandese poco prima di Milan-Atletico, e i due si sono sentiti al telefono anche dopo la disfatta del Calderon. D’altra parte quella di Clarence è stata una scelta molto personale, ed è evidente che il Cavaliere la difenderà a oltranza.

Canale diretto Il problema è che le spine non riguardano soltanto la parte strettamente di campo. Sullo sfondo c’è un dialogo con Galliani – che ha ricevuto dall’ultimo Cda la delega di a.d. per la parte sportiva, e quindi dovrebbe essere il suo dirigente di riferimento – non particolarmente fitto (per Clarence il canale diretto con Arcore o Palazzo Grazioli è sempre aperto), mentre buona parte della squadra mal digerisce alcune scelte e alcune novità introdotte dall’allenatore. Al momento il Professore è super blindato, ma che cosa succederebbe se la situazione precipitasse? Nell’aria rimbalzerebbe subito il nome di Inzaghi o magari quello di Spalletti, libero dallo Zenit. Altri papabili? Di Donadoni abbiamo già parlato, Prandelli è un volto già accostato al rossonero, De Boer un tecnico abituato a far crescere i giovani e Van Basten un altro pezzo di storia milanista. A Seedorf il compito di tenerli fuori dalla porta.