L’Europa non toglie le sanzioni a Putin

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Il capitolo “sanzioni economiche” ha giocato un ruolo rilevante nell’ammorbidimento della Russia. Se la finanza pubblica federale gode di buona salute con riserve ragguardevoli (380 miliardi di dollari) e due Fondi da cui attingere in momenti di difficoltà come questo, quella privata naviga decisamente in cattive acque. Numerose compagnie rischiano di non poter rifinanziare il proprio debito.
IL RISCHIO ESCALATION
I mercati internazionali per prestiti in valuta a medio e lungo termine sono in pratica chiusi ai russi. E soltanto quest’anno vanno restituiti 106 miliardi. Se ci tagliano fuori dal sistema finanziario internazionale Swift, aveva ammonito il premier Dmitrij Medvedev, «avremo una reazione senza limiti». Proprio quest’ultima misura – secondo alcuni specialisti – sarebbe stata allo studio degli europei in caso di ulteriore escalation della guerra in Ucraina. Dopo l’accordo di Minsk-2 l’Unione europea ha rinviato la discussione, in agenda per ieri a Bruxelles, sulle nuove sanzioni da applicare. Per ora quelle già approvate rimarranno in vigore, poi si vedrà. L’obiettivo è mantenere la pressione sul Cremlino ed al tempo stesso osservare quello che accadrà in Donbass e regione Lugansk nel prossimo futuro. Le ostilità si fermeranno davvero? Oppure all’orrore non c’è fine?

«L’accordo di Minsk è importante, ma non conclusivo», ha evidenziato Federica Mogherini, capo della diplomazia dei Ventotto. Della stessa opinione è anche il collega tedesco, Frank-Walter Steinmeier. Stando a voci che circolano da alcune settimane, gli europei torneranno sui loro passi non prima dell’autunno.
LA CRIMEA
Come si ricorderà, le prime sanzioni contro la Russia sono state decise dall’Occidente nel marzo 2014, subito dopo l’annessione della Crimea. In un primo momento sono state approvate misure restrittive contro personalità politiche ed imprenditori della cerchia vicina al presidente Vladimir Putin. Successivamente, a seguito dell’estendersi della crisi all’Ucraina orientale, le sanzioni sono state rafforzate.
A luglio, dopo l’abbattimento del Boeing malese, sono state concordate misure di carattere economico, in particolare nel settore energetico. A settembre questo tipo di restrizione è stata incrementata. Il mese scorso la lista nera di russi ed ucraini filo-russi, organizzazioni e banche banditi dall’Unione europea è stata allungata.
Mosca ha risposto con contro-sanzioni soprattutto in campo alimentare. La Polonia è stato uno dei Paesi più colpiti. Ma anche le contromisure in campo meccanico fanno male. I russi hanno iniziato a privilegiare società nazionali negli appalti pubblici. Secondo alcuni calcoli l’economia italiana ha perso 1,25 miliardi di euro. Stando agli ultimi dati della Coldiretti l’agroalimentare fra agosto ed ottobre ha avuto una riduzione delle esportazioni per un valore di 33,5 milioni di euro. Si tratta soprattutto di ortofrutta e formaggi. Per la crisi economica, provocata anche dal crollo del prezzo del petrolio, anche i settori tessile e dell’arredamento hanno fatto registrare pesanti segni meno.

Il Messaggero